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Tentata estorsione a Lavello: tre giovani fermati dopo il rifiuto di un’anziana

Il 1° luglio 2026 i militari della Stazione di Lavello, con il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Venosa, hanno arrestato tre giovani provenienti dalla provincia di Napoli per tentata estorsione in concorso dopo un tentativo di raggiro a un’anziana; i sospetti sono stati intercettati su una Fiat 600 e tradotti nella Casa Circondariale di Melfi.

Tentata estorsione a Lavello: tre giovani fermati dopo il rifiuto di un’anziana

Nel pomeriggio del 1° luglio 2026 la Stazione di Lavello e il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Venosa sono intervenuti a seguito di un tentativo di raggiro ai danni di un’anziana signora. Secondo gli elementi acquisiti, una donna aveva contattato telefonicamente la vittima spacciandosi per appartenente all’Arma dei Carabinieri e sostenendo che la sua autovettura fosse coinvolta in una presunta rapina; per evitare inesistenti conseguenze giudiziarie le era stato chiesto di consegnare denaro e monili in oro.

La vicenda ha assunto una fase operativa quando, poco dopo la telefonata, uno dei complici si è presentato davanti all’abitazione della donna qualificandosi come funzionario del Tribunale per ritirare il denaro. L’anziana, intuendo il tentativo di truffa, si è rifiutata di consegnare i preziosi costringendo il soggetto a lasciare l’abitazione. Gli interventi successivi dei militari hanno portato all’individuazione e al fermo di tre giovani originari della provincia di Napoli a bordo di una Fiat 600.

Ricostruzione degli eventi e attività investigativa

Le ricerche sono scattate immediatamente: i Carabinieri, già impegnati in servizi di prevenzione e monitoraggio del territorio per analoghi episodi, hanno intercettato l’autovettura segnalata e bloccato i sospettati in flagranza. Le successive attività di accertamento hanno permesso di raccogliere gravi elementi indiziari a carico dei tre, conducendo all’arresto per tentata estorsione in concorso. I fermati sono stati tradotti presso la Casa Circondariale di Melfi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, che è stata prontamente informata.

Convalida dell’arresto e provvedimenti cautelari

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale ha convalidato l’arresto e applicato nei confronti degli indagati la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e dovrà seguire l’iter giudiziario previsto: resta infatti vigente il principio della presunzione di innocenza secondo il quale la responsabilità degli indagati potrà essere accertata soltanto con una sentenza irrevocabile di condanna.

Comportamento della vittima e ruolo determinante della comunità

La prontezza dell’anziana nel rifiutare la consegna del denaro e dei gioielli si è rivelata fondamentale per impedire che il raggiro avesse successo. L’episodio evidenzia come la diffidenza verso richieste di denaro da parte di persone che si qualificano come rappresentanti delle istituzioni possa impedire frodi più gravi. I militari hanno sottolineato come casi analoghi, spesso rivolti a persone più vulnerabili, richiedano una reazione immediata: interrompere la comunicazione e mettersi in contatto con le autorità.

L’Arma dei Carabinieri ha ribadito l’appello rivolto soprattutto agli anziani a non consegnare mai denaro o preziosi a chi prospetti emergenze giudiziarie o familiari e a verificare sempre l’identità degli interlocutori contattando il numero unico di emergenza 112 o recandosi presso la Stazione Carabinieri più vicina.

Elementi tecnici rilevanti

Tra i dettagli operativi confermati figurano l’impiego della Fiat 600 come mezzo utilizzato dai sospettati e la collaborazione tra la Stazione di Lavello e il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Venosa per l’intercettazione. Questi aspetti hanno consentito un intervento rapido e l’acquisizione di indizi utili per l’istruttoria.

Al momento l’indagine prosegue nelle sedi competenti e ogni ulteriore sviluppo sarà gestito dalle autorità giudiziarie. Nel frattempo, la vicenda rappresenta un richiamo all’attenzione sul fenomeno delle truffe telefoniche e sulle misure di prevenzione che cittadini e forze di polizia possono adottare per tutelare le fasce più esposte della popolazione.

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