Il Venezuela è stato colpito da un terremoto che ha scosso soprattutto Caracas e la costa di La Guaira scatenando una corsa di soccorsi, ansia tra le comunità e segnalazioni di danni e vittime. Le prime ore dopo le scosse hanno visto imprenditori, residenti e autorità locali impegnati a contare le perdite e a cercare i dispersi.
Tra le voci raccolte emergono racconti diretti di chi ha avvertito il sisma in casa o al lavoro, e dati iniziali che riferiscono di circa 164 morti e 1000 feriti. Le condizioni sui luoghi colpiti sono ancora frammentarie, con la Protezione Civile che ha raggiunto soltanto alcune aree e una conta completa delle vittime ancora da definire.
La testimonianza di Gino Fileri da Caracas e il bilancio umano
Gino Fileri, originario di Padula e figura di riferimento per molte attività commerciali in Venezuela come Vicepresidente di Consecomercio Venezuela e Presidente della Camara Nacional Talleres Mecanicos ha descritto i momenti della scossa principale. Racconta di essere stato in casa a guardare la partita del Brasile quando tutto ha iniziato a tremare accompagnato da un boato. “Per fortuna la mia villa non ha subito danni, è caduto soltanto uno specchio“, dice, mentre spiega che nelle ore successive si sono verificate nuove scosse di assestamento a intervalli di circa 35 minuti e con magnitudo superiori a 3.
Durante la conversazione telefonica con Fileri è stata segnalata un’altra scossa di assestamento, sottolineando la tensione che persiste. L’imprenditore sottolinea che, oltre ai danni materiali, la preoccupazione principale è legata alle vite umane e ai dispersi nelle zone più colpite.
Danni alle infrastrutture e situazioni personali
Fileri riferisce danni diffusi in alcune strutture dell’area costiera: tra le sue esperienze personali, cita che mentre era a La Guaira per lavoro ha saputo di un hotel dove si trovava la sera precedente essere stato «raso al suolo» dalle scosse. Un altro episodio personale riguarda una barca ormeggiata a La Guaira che ora è «finita alla deriva» perché l’ormeggio è stato distrutto.
Impatto sulle comunità italo-venezuelane e testimonianze locali
Le comunità di origine italiana presenti in Venezuela sono tra le più preoccupate: molti italiani e italo-venezuelani hanno legami familiari e d’affari nelle aree colpite. Fileri racconta di notizie frammentarie e di persone che sono riuscite a mettersi in contatto dopo ore di isolamento: “Conosco gente che ha perso casa e negozi“, afferma, e descrive anche il caso di un uomo che si è salvato perché è salito di corsa le scale invece di scendere mentre l’edificio crollava.
Il bilancio umano riportato finora — 164 morti e 1000 feriti — è considerato dagli interlocutori un dato preliminare e forse riferito a una singola area, perché le verifiche sul territorio sono ancora incomplete e la Protezione Civile non ha potuto raggiungere tutte le località interessate.
Ansia per i dispersi e funzionamento dei servizi
Le prime ore successive al sisma sono state caratterizzate da interruzioni di servizi fondamentali: elettricità e comunicazioni sono tornate gradualmente, ma per molte ore le persone non hanno avuto informazioni sui familiari. Fileri racconta che alcune persone sono state reperite solo la mattina successiva e che la mancanza di servizi ha complicato le operazioni iniziali di soccorso.
L’enfasi dei testimoni è posta più sulle perdite umane che sui danni materiali: “Non mi preoccupano i danni materiali bensì il numero delle vittime e le sorti dei dispersi“, dice Fileri, esprimendo il timore che altre scosse possano aggravare ulteriormente la situazione.
La situazione resta fluida e le segnalazioni privilegiano racconti diretti e numeri preliminari: mentre gli sforzi di soccorso proseguono, le comunità colpite si confrontano con la realtà delle abitazioni distrutte, delle attività compromesse e della lunga ricostruzione che si profila all’orizzonte.



