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Basilicata aggiorna i beneficiari culturali senza stanziamenti: cosa cambia

La delibera n. 219 del 12 maggio 2026 aggiorna i beneficiari previsti dalla L.R. 22/88, ma secondo il M5S mancano risorse certe e prospettive per il sistema culturale lucano

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La Regione basilicata ha approvato la delibera di Giunta n. 219 del 12 maggio 2026, che ridefinisce l’elenco dei soggetti ammissibili al sostegno previsto dall’art. 16 della L.R. 22/88. Per le consigliere regionali del Movimento Cinque Stelle, Alessia Araneo e Viviana Verri, però, questo atto costituisce più un’annuncio che una misura concreta: l’aggiornamento è arrivato senza alcun impegno finanziario associato. Di conseguenza, la lista dei beneficiari cresce sulla carta, ma resta priva del supporto economico necessario per tradursi in azioni sul territorio.

Secondo le portavoce M5S, l’azione amministrativa rischia di scivolare nella propaganda amministrativa se non si accompagna con stanziamenti certi. Il problema, spiegano, non è solo formale: senza fondi ordinari le associazioni culturali storiche, i teatri, le biblioteche, gli archivi e gli ecomusei restano in una condizione di incertezza che impedisce pianificazioni a medio termine. La questione solleva dubbi anche sullo stato della normativa regionale di riferimento, la L.R. 22/88, in vigore da quasi quarant’anni e mai riformata in modo organico.

Che cosa prevede la delibera e perché è insufficiente

La delibera aggiorna formalmente la platea dei soggetti ammissibili al finanziamento previsto dalla legge regionale, ma non contiene voci di bilancio né impegni di spesa. In altre parole, l’elenco dei beneficiari è stato ampliato senza che venissero stanziate risorse regionali ordinarie a supporto delle nuove o storiche realtà culturali. Per il M5S questo tipo di provvedimento perde valore pratico se non è accompagnato da coperture finanziarie e da una programmazione credibile che garantisca continuità operativa agli operatori del settore.

I documenti di programmazione senza copertura

Non si tratta di un caso isolato: il Programma Triennale delle Politiche Culturali 2026–2027, approvato con DCR n. 161/2026, e il Piano Triennale dello Spettacolo sono stati adottati come documenti strategici ma, secondo i critici, privi di reale copertura economica. Questi piani descrivono obiettivi e interventi possibili, ma la mancanza di stanziamenti ordinari impedisce che le intenzioni si traducano in progetti sostenibili nel tempo. Il risultato è una programmazione che esiste più sui documenti che nella pratica quotidiana delle istituzioni culturali.

Il quadro finanziario: cifre e proiezioni

Nel bilancio regionale 2026 la voce “Attività culturali e interventi diversi nel settore culturale” riporta previsioni di competenza per circa 40 milioni di euro, ma la maggior parte di queste risorse deriva da fondi europei e dal PNRR, vincolati a destinazioni specifiche. Tali stanziamenti non sono convertibili liberamente per sostenere il funzionamento ordinario dell’associazionismo culturale, delle biblioteche e del comparto dello spettacolo dal vivo. Pertanto, non rappresentano una base solida per politica culturale stabile e autonoma.

Il crollo previsto nel 2027 e le sue conseguenze

Il dato più preoccupante emerge dalle proiezioni: nel 2027, quando la componente straordinaria di derivazione europea si esaurirà, le previsioni per l’intero programma culturale scendono a circa 2 milioni di euro, rispetto ai 40 milioni dell’anno corrente. Si tratta di una riduzione che supera il 95% e che indica quale sarebbe il livello di investimento regionale con risorse proprie. Per gli operatori culturali questo significa un serio rischio di perdita di attività, opportunità e posti di lavoro legati alla filiera culturale.

Richieste politiche e possibili rimedi

Le consigliere Alessia Araneo e Viviana Verri hanno chiesto alla Giunta regionale chiarimenti pubblici e atti concreti: variazioni di bilancio, impegni di spesa verificabili e cronoprogrammi che specifichino le risorse ordinarie destinate alla L.R. 22/88 per l’anno in corso e per il biennio successivo al termine dei fondi europei. La loro posizione sottolinea la necessità di trasformare le promesse in strumenti finanziari reali, recuperando coerenza tra dichiarazioni politiche e stanziamenti.

Cosa chiedere ora

Tra le misure sollecitate dal M5S vi sono l’istituzione di capitoli dedicati nel bilancio regionale, la definizione di un piano di transizione che tenga conto dell’esaurimento dei fondi europei e una riforma organica della normativa regionale che regola i sostegni al settore culturale. In assenza di tali interventi, denunciano le consigliere, la cultura lucana rischia di vivere di retorica istituzionale e di finanziamenti straordinari non rinnovabili: un modello insostenibile per chi opera quotidianamente sul territorio.

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