Il tema delle aree interne torna alla ribalta dopo le dichiarazioni del capogruppo regionale del PD, Piero Lacorazza, rilasciate a Potenza il 23 maggio 2026. In vista dell’incontro pubblico ‘I fiori del sud’ a San Paolo Albanese, promosso dalla Rete civica meridionale insieme al sindaco Mosè Troiano, Lacorazza ha sollecitato un ripensamento delle politiche per le zone montane e marginali. Nel suo intervento ha sottolineato come la mancanza di aree metropolitane e di densità demografiche significative renda urgente l’adozione di strumenti specifici per il Sud.
Secondo Lacorazza, le aree interne non possono essere trattate con criteri pensati per contesti completamente diversi: per questo il PD ha predisposto una proposta di legge che punta a ridefinire i criteri di classificazione e a incrementare le risorse disponibili. L’obiettivo dichiarato è sostenere servizi essenziali, la coesione sociale e uno sviluppo locale che coinvolga giovani, anziani, imprese e il terzo settore, contrastando efficacemente lo spopolamento e favorendo nuove opportunità economiche.
Perché rilanciare le Unioni dei Comuni montani
Il primo nodo affrontato da Lacorazza riguarda il ruolo delle Unioni dei Comuni montani come strumento di governance: per le zone lucane e meridionali queste aggregazioni possono rappresentare un modo per ottimizzare risorse, funzioni e servizi. L’idea è che queste Unioni rendano possibile la condivisione di personale, infrastrutture e progetti, permettendo ai Piccoli comuni di mantenere servizi essenziali senza sostenere da soli i costi fissi. La proposta del PD mira quindi a incentivare forme associative che facilitino la programmazione territoriale e la realizzazione di investimenti.
Vantaggi pratici e amministrativi
Tra i benefici attesi c’è una migliore capacità di attrarre fondi e progettualità, una più efficiente gestione delle funzioni pubbliche e una razionalizzazione della spesa. Il capogruppo del PD sottolinea che per essere efficaci le Unioni devono avere strumenti chiari di coordinamento e regole di rendicontazione che considerino anche la voce personale come spesa ammissibile. Solo così si può garantire continuità dei servizi e professionalità sul territorio, evitando che i piccoli centri perdano capacità operative per carenze di organico.
Rivedere i criteri e il Fondo per la Montagna
Il secondo tema cruciale è quello della classificazione dei comuni montani e della dotazione finanziaria. Lacorazza ha espresso riserve sui parametri applicati a livello nazionale, giudicandoli troppo basati su altimetria e pendenza e incapaci di cogliere il reale grado di marginalità e difficoltà infrastrutturali. A tal fine il PD sostiene le proposte Sarracino-Schlein per una ridefinizione che includa indicatori socioeconomici e di accessibilità, in modo da non escludere centinaia di realtà che rischiano di perdere strumenti essenziali.
Flessibilità e spesa rendicontabile
Oltre alla revisione dei parametri, Lacorazza invita a ripensare le regole di impiego del Fondo per la Montagna, oggi vincolato principalmente agli investimenti. La richiesta è di alleggerire queste restrizioni e riconoscere che i servizi hanno bisogno di personale: la spesa per il personale deve essere considerata rendicontabile, non un ostacolo. In Basilicata, dove il Fondo vale circa 5 milioni di euro l’anno, il capogruppo propone di valutare incrementi che possano raddoppiare o triplicare la dotazione, con l’obiettivo di sostenere una governance territoriale più efficace.
Prospettive per la Basilicata e conclusioni
Per la Basilicata la combinazione di una nuova classificazione, un fondo rafforzato e Unioni di comuni resilienti può rappresentare un’opportunità di svolta. Lacorazza invita a considerare le aree montane non come un costo da comprimere ma come una risorsa strategica per il Paese: valorizzare i borghi, investire in sanità territoriale, infrastrutture, forestazione e politiche per il lavoro può creare un circuito virtuoso. L’intervento di personalità nazionali come Elly Schlein mette poi l’accento sulla necessità di azioni coordinate fra livello nazionale e autonomie locali.
La sfida è complessa e richiede scelte coraggiose: rivedere parametri, aumentare risorse e rendere più flessibile la spesa sono passaggi che, se accompagnati da una governance più efficiente, possono contribuire a fermare il declino demografico e rilanciare il tessuto sociale ed economico dei territori montani lucani.



