La regione Basilicata sta ridisegnando la propria architettura della sanità territoriale con l’obiettivo dichiarato di portare le cure «più vicino» ai cittadini e tutelare i finanziamenti del PNRR. Il presidente Vito Bardi e l’assessore alla Salute Cosimo Latronico hanno illustrato il progetto in incontri con i sindaci e con i vertici delle aziende sanitarie, spiegando che l’attivazione delle Case della Comunità e delle Centrali Operative Territoriali non è una chiusura di servizi ma una riorganizzazione per garantire assistenza più capillare e moderna. Il percorso include anche misure per la continuità assistenziale, l’uso della telemedicina e nuovi bandi di reclutamento.
La riforma è stata discussa in diversi momenti istituzionali: è stato convocato un vertice con i sindaci dell’area Marmo Platano Melandro e, per illustrare i dettagli ai giornalisti, è prevista una conferenza stampa venerdì 22 maggio nella sala Verrastro. Inoltre, il tavolo con le amministrazioni locali tenutosi il 18.05.2026 ha rimarcato la volontà di mantenere la copertura territoriale esistente, conciliando le esigenze locali con gli obblighi dettati dal Decreto ministeriale 77/2026 e dalle scadenze del controllo ministeriale, in particolare la verifica prevista per il 31 maggio.
I cardini del modello operativo
Al centro del progetto ci sono le Case della Comunità, concepite come poli integrati «hub» e «spoke» dove medici di famiglia, pediatri, infermieri e specialisti lavoreranno in sinergia per offrire prestazioni di prossimità. Il modello prevede la creazione di 19 Case della Comunità sul territorio regionale, supportate da Centrali Operative Territoriali (COT) e da Ospedali di Comunità. L’intento è alleggerire gli ospedali dagli accessi non acuti e gestire in modo efficace le cronicità, grazie anche a servizi digitali e alla telemedicina, intesa come strumento per consulti specialistici a distanza e monitoraggio.
Integrazione socio-sanitaria e continuità assistenziale
La riorganizzazione mira a realizzare una reale integrazione sanitaria e sociale, con l’obiettivo di rispondere più rapidamente alle esigenze dei cittadini. È prevista l’attivazione progressiva dei numeri unici 116 e 117 per la continuità assistenziale e un ruolo più definito per la medicina generale, che dovrà accompagnare la stabilizzazione di parte dei medici di guardia medica. Le istituzioni rimarcano che non si tratta di “desertificazione” dei servizi, ma di una riqualificazione del modo in cui le prestazioni vengono erogate, in modo da favorire efficienza e prossimità.
Personale, formazione e risorse
Il tema delle risorse umane è centrale: negli ultimi anni la regione ha proceduto al reclutamento di quasi 800 unità per il settore sanitario e sono previste ulteriori assunzioni e percorsi formativi. In particolare è programmata la formazione di 500 nuovi infermieri di famiglia e comunità e l’assunzione di 263 operatori per potenziare la rete territoriale; parallelamente è in corso un corso-concorso finalizzato alla formazione di professionisti che contribuiranno alla nuova struttura assistenziale. La spinta verso la digitalizzazione e la telemedicina è presentata come uno degli assi strategici per decongestionare gli ospedali e offrire consulenze rapide sul territorio.
Nuovi bandi e coinvolgimento dei sindaci
Per fronteggiare la carenza di personale la Regione ha annunciato l’apertura di nuovi bandi e investimenti formativi, invitando i sindaci a collaborare alla costruzione del modello locale. Il presidente ha sottolineato che il piano sarà accompagnato da «aggiustamenti di volta in volta» e che l’unità delle amministrazioni locali sarà fondamentale per ottenere i risultati attesi, evitando rilievi ministeriali e il rischio di perdere finanziamenti vincolati al rispetto delle scadenze.
Modelli per Potenza e Matera: organizzazione e cronoprogramma
Le aziende sanitarie hanno presentato soluzioni operative adattate ai rispettivi territori. L’ASP di Potenza ha confermato che non sono previste chiusure di presidi ma una riorganizzazione che privilegia l’erogazione delle cure non urgenti nel comune di residenza. Il sistema di Potenza comprende già 4 COT, 13 Case della Comunità e 3 Ospedali di Comunità, con avvii scaglionati dei distretti a partire dal 25 maggio e il debutto del Numero Unico 116-117 all’attivazione delle singole Case.
Il modello materano
L’ASM di Matera ha spiegato un modello basato sulla cosiddetta medicina d’iniziativa: la rete prevede 3 Case della Comunità «hub» con continuità H24 (Irsina, Montalbano Jonico, Montescaglioso) e 3 strutture «spoke» (Ferrandina, Garaguso, Tursi), sostenute dalle COT di Matera e Policoro e dagli Ospedali di Comunità di Tinchi e Stigliano. I vertici hanno insistito sull’importanza della programmazione in rete per ottimizzare le risorse e garantire che nessun territorio rimanga indietro.
In chiusura, la Regione ribadisce il messaggio che ha accompagnato la presentazione: questa è una fase di transizione che punta a rafforzare la prossimità delle cure. Le parole dell’assessore sintetizzano il senso dell’intervento: «non desertifichiamo, ma riqualifichiamo; non indeboliamo ma fortifichiamo». Il monitoraggio ministeriale del 31 maggio rappresenta una scadenza tecnica rilevante: superata quella verifica, l’obiettivo è definire con i territori modelli di gestione sostenibili e condivisi.



