Negli ultimi mesi un gruppo di medici di medicina generale operanti nella Media e Alta Val d’Agri ha espresso forte preoccupazione riguardo alle modalità con cui viene gestito il loro inserimento nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT). I firmatari sostengono che la transizione sta avvenendo senza un piano organizzativo chiaro e privo di strumenti tecnologici fondamentali per l’integrazione delle cure.
La protesta nasce da una percezione diffusa di scarsa trasparenza istituzionale, comunicazioni episodiche con i responsabili designati e l’assenza di convocazioni formali che permettano un confronto reale sulle modalità operative delle AFT.
Criticità nella comunicazione e nel coordinamento
I medici denunciano una comunicazione istituzionale intermittente: non sono state programmate riunioni ufficiali e i contatti con il Responsabile designato sono stati, a detta loro, sporadici e insufficienti. Questo, sostengono, compromette la possibilità di costruire una collaborazione condivisa e trasparente necessaria per una riorganizzazione efficace. Il problema non è solo burocratico: senza un dialogo costante diventa difficile definire orari, turnazioni e responsabilità condivise.
Impatto sulla continuità assistenziale
Secondo i medici, lo scambio informativo carente si traduce in rischi concreti per la continuità assistenziale. Se non sono chiariti i ruoli e le modalità di reperibilità, i pazienti possono trovarsi privi di punti di riferimento locali. Per la medicina di prossimità, che si basa su ambulatori diffusi e un rapporto consolidato con la popolazione, questo fenomeno è particolarmente dannoso.
Assenza di strumenti tecnologici fondamentali
Un nodo critico segnalato riguarda la totale mancanza di una piattaforma informatica condivisa. Per funzionare come una vera aggregazione, le AFT necessitano di un software di rete che consenta lo scambio sicuro di dati clinici e la gestione integrata dei pazienti. I medici lamentano che, al momento, tale strumento non è stato fornito, impedendo così pratiche come la telemedicina integrata, il referto condiviso e la continuità dei dati clinici tra professionisti.
Conseguenze pratiche per gli ambulatori
La mancanza di integrazione tecnologica comporta anche criticità operative: senza una connessione informatica, risulta complesso organizzare turnazioni, trasferire cartelle o monitorare percorsi di cura. Questo scenario alimenta il sospetto che le nuove disposizioni puntino più alla visibilità di alcune strutture che all’effettiva efficacia delle cure.
La questione delle sedi operative: comunità vs centralizzazione
Un altro elemento di forte dissenso riguarda l’ipotesi di trasferire parte delle attività dai singoli ambulatori dei medici verso le Case di Comunità di Corleto e Sant’Arcangelo o altre sedi distanti. I medici ritengono che una mobilità forzata comprometterebbe l’accessibilità per anziani e pazienti fragili e svuoterebbe i paesi dei loro presidi sanitari locali.
Il modello auspicato dai firmatari è quello che vede la continuità territoriale come fulcro della medicina generale: ambulatori dislocati capillarmente sul territorio sono, secondo loro, il principale presidio di prossimità e non possono essere sostituiti da una centralizzazione amministrativa finalizzata solo a mostrare l’operatività delle strutture centrali.
Timori su effetti a lungo termine
I medici temono che una progettazione frettolosa e centralizzata possa indebolire il sistema sanitario pubblico, con possibili derive verso logiche di privatizzazione. Per questo chiedono con forza garanzie sul mantenimento dell’universalità del Servizio Sanitario e suggeriscono che ogni modifica venga discussa preventivamente con i professionisti coinvolti.
Richieste e proposte dei medici
Le istanze rivolte alle autorità competenti sono chiare: convocazione immediata e formale degli operatori interessati, apertura di un tavolo di confronto trasparente e revoca di eventuali provvedimenti unilaterali che possano danneggiare la tutela della salute pubblica. I medici invitano inoltre a prioritizzare l’implementazione di un sistema informatico condiviso e a rispettare la localizzazione degli ambulatori per non penalizzare l’accesso alle cure.
Viene lanciato anche un appello ai colleghi che condividono le stesse difficoltà a unirsi per una difesa collettiva della medicina di prossimità, con l’obiettivo dichiarato di tutelare i diritti dei cittadini e la qualità dell’assistenza sul territorio.
Conclusione
La posizione dei medici di medicina generale della Val d’Agri e del Melandro mette in evidenza la necessità di un percorso partecipato per l’attivazione delle AFT: solo attraverso una comunicazione continua, strumenti tecnologici adeguati e una pianificazione che preservi gli ambulatori locali sarà possibile realizzare una riforma che rafforzi, piuttosto che indebolire, la medicina di prossimità.



