Tra la fine di gennaio e la metà di aprile 2026 la provincia di Matera è stata teatro di una lunga serie di colpi che hanno interessato i comuni di Policoro, Scanzano Jonico e Nova Siri. Le autorità, coordinate dalla Procura della Repubblica, hanno avviato indagini serrate per ricostruire la successione dei reati e individuare i responsabili di quello che gli investigatori definiscono un sodalizio specializzato in furti seriali.
L’azione è culminata con provvedimenti cautelari eseguiti dalla Polizia di Stato di Matera: una misura restrittiva in carcere è stata emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari a fronte di un quadro probatorio ritenuto solido e della dimostrata serialità del disegno criminoso. Uno dei presunti appartenenti alla banda è stato rintracciato e arrestato a Bari; le operazioni proseguono per assicurare alla giustizia gli altri indagati.
Il metodo di azione del gruppo
Secondo gli accertamenti, il gruppo era composto da cittadini di nazionalità georgiana e operava con una modalità d’intervento molto accurata: venivano presi di mira non solo gli appartamenti, ma anche i box auto e i locali seminterrati dei condomini, ambienti che la legge equipara alla privata dimora in termini di tutela. Gli investigatori hanno sottolineato l’uso di tecniche di effrazione sofisticate, descritte come quasi «chirurgiche», che consentivano ai malviventi di entrare senza attirare immediatamente l’attenzione.
Target e tempistiche
I furti, messi a segno in decine di episodi accertati, si sono susseguiti in un arco temporale ben definito, rendendo evidente la ripetitività del fenomeno. Gli inquirenti hanno inoltre riferito di almeno quindici tentativi rimasti non denunciati formalmente dalle vittime: episodi in cui l’intrusione non si è concretizzata ma che, secondo la ricostruzione, fanno parte dello stesso piano criminale.
La svolta investigativa
La chiave per interrompere la serie di furti è arrivata dall’attività sul campo del Commissariato di Policoro. Gli agenti, grazie a una consolidata esperienza nell’analisi della criminalità organizzata di matrice georgiana, hanno messo insieme elementi utili a comporre un quadro accusatorio articolato. Tra le prove raccolte figurano fotogrammi estratti dai sistemi di videosorveglianza installati nelle aree colpite, che hanno contribuito all’identificazione dei sospettati.
Prove e ricostruzione
Le immagini video, combinate con altre evidenze forensi e testimonianze locali, hanno permesso agli investigatori di ricostruire la serialità degli episodi e la ripetuta presenza dei sospetti nel territorio. Questo insieme di elementi è stato determinante per ottenere dal tribunale l’ordinanza di custodia cautelare: la decisione giudiziaria ha tenuto conto dell’elevata pericolosità sociale attribuita agli indagati e della necessità di evitare il rischio di reiterazione dei reati.
Conseguenze e sviluppi dell’operazione
All’esecuzione delle misure cautelari ha fatto seguito l’arresto di almeno uno dei presunti autori, rintracciato a Bari e trasferito in carcere. Le forze dell’ordine continuano ad approfondire le piste investigative per identificare altri membri del gruppo e verificare l’eventuale coinvolgimento in episodi ancora non denunciati. L’attività è condotta, come previsto, nel rispetto dei diritti degli indagati e della presunzione di innocenza, in attesa delle necessarie verifiche processuali.
Impatto sulla comunità
La lunga ondata di furti ha lasciato un segno nelle comunità interessate, alimentando preoccupazione tra i residenti e la necessità di rafforzare le misure di prevenzione. Gli operatori di polizia hanno invitato i cittadini a intensificare la collaborazione, segnalando movimenti sospetti e verificando i sistemi di sicurezza domestica, come telecamere e dispositivi di chiusura, il cui utilizzo si è dimostrato fondamentale per le indagini.
Nel complesso, l’operazione rappresenta un esempio di coordinamento investigativo tra uffici giudiziari e forze di polizia, volto a contrastare fenomeni predatori che colpiscono direttamente l’intimità delle abitazioni e le proprietà private. Le autorità hanno ribadito l’impegno a proseguire le attività investigative fino al completo chiarimento dei fatti e alla punizione di eventuali responsabilità penali.



