In un angolo della Stellantis di Mirafioria Torinosi intrecciano storie di lavoratori trasferiti da Melfiin Basilicatache affrontano ogni giorno sfide complesse. Tra turni massacranti e contratti precari, la vita di questi trasfertisti è un susseguirsi di sacrifici e incertezze.
Un operaio lucano, trasferito ormai da qualche anno, racconta: “Ti giri intorno, dalla Meccanica alla Carrozzeria e vedi tanti volti nuovi, sono tutti interinali, molti sono stranieri”. Questo è il nuovo volto della fabbrica, dove i vecchi volti sono sempre meno presenti.
Turni massacranti e nuovi volti
“I 20 turni non li vuole fare più nessuno”, afferma il lavoratore. “Ora sulle linee vediamo soprattutto interinali, molti arrivano dal Sud, ma tantissimi sono stranieri”. La produzione della 500 ibrida ha portato un cambiamento significativo nella composizione della forza lavoro.
Il punto cruciale è che, mentre tanti colleghi sono in cassa integrazionel’azienda continua ad assumere interinali. “Con tanti colleghi in cassa integrazione, che senso ha assumere interinali?”, si chiede il lavoratore. La risposta potrebbe risiedere nella disponibilità degli interinali a lavorare turni massacranti, anche nei weekend.
Diritti in soffitta e contratti precari
La situazione dei trasfertisti è ulteriormente complicata dalla precarietà dei contratti. “A noi ora rinnovano il contratto di lavoro ogni 3 mesi“, spiega il lavoratore. “Potete immaginare quant’è complicato fittare casa, pagare le caparre con l’incertezza di non essere riconfermati”.
La precarietà non si ferma qui. “Per farci trasferire definitivamente, Stellantis non ci concede un incentivo, anzi, vuole che lo facciamo a spese nostre”, aggiunge. Questo crea un bivio per molti giovani che vivono al Nord da anni, alcuni dei quali stanno anche facendo mutui e pensando di metter su famiglia.
Il dilemma del ritorno a Melfi
Qualcuno di noi – afferma – ha pure pensato di rientrare, di ricongiungersi con le radici lucane. Non sono molti ma qualcuno ci sta facendo il pensierino. I colleghi che stanno a Melfi dicono che lavorano poco, che stanno in Cassa, e che l’azienda sta inseguendo questa folle politica degli incentivi all’esodo per liberarsi di loro.
Proprio per questo – replica la fonte – se anche tornassimo a Melfi, dove ci metterebbero, non c’è più posto per noi, quindi ormai ci siamo abituati all’idea di essere operai emigrati a Torino, e ci siamo anche abituati alla città. Aspettiamo solo incentivi a trasferirci definitivamente perché al nord la vita è molto più cara.
La storia dei lavoratori trasferiti da Melfi a Torino è un riflesso delle sfide che molti operai affrontano in un contesto industriale in rapida evoluzione. Tra turni massacranti, contratti precari e la ricerca di una stabilità che sembra sempre più lontana, la loro resilienza è messa a dura prova.


