La città di Potenza ha vissuto un momento di forte partecipazione popolare intorno alla festa del suo patrono, San Gerardo. In Cattedrale l’arcivescovo Davide Carbonaro ha celebrato la Santa Messa e, nel suo intervento, ha offerto una riflessione sul significato della ricorrenza che va oltre la semplice forma esteriore della festa. Questa riflessione è arrivata mentre la città era ancora animata dall’eco della Storica Parata dei Turchi, evento che ha visto sfilare oltre 1.100 figuranti e richiamato decine di migliaia di persone per le vie del centro.
Un richiamo alla sostanza della festa
Nell’omelia l’arcivescovo ha messo in guardia dal rischio di trasformare il culto in una tradizione identitaria priva di profondità: secondo la sua lettura, ricordare il santo non deve ridursi a un rito che “inizia con noi” e si limita a immagini superficiali. Ha sottolineato invece che la memoria di San Gerardo acquista valore quando è radicata nel Vangelo, diventando fonte di identità per la comunità. Il vescovo ha espresso preoccupazione per segnali che egli interpreta come un ritorno a forme di neopaganesimo, cioè pratiche culturali che, pur attraenti, rischiano di svuotare il senso religioso profondo della festa.
Il ruolo del pastore nella comunità
Nel passaggio dedicato al ruolo episcopale, Carbonaro ha ricordato che un vescovo tiene insieme ascolto e parola: occorre conoscere le fatiche, le speranze e gli stili di vita della gente per offrire parole che non siano soltanto umane ma che trovino misura e risposta nella figura di Cristo. Questa prospettiva è presentata come una misura per valutare le scelte etiche e culturali della città, dall’educazione al lavoro, fino alla passione per il territorio. Il messaggio ha voluto invitare a una pratica della fede che formi la comunità, non semplicemente a consumare una festa come momento di svago.
La parata e la polemica pubblica
La sera precedente alla celebrazione, la Parata dei Turchi ha attraversato la città con i suoi oltre 1.100 partecipanti; spettacolo, colori e partecipazione sono stati elementi centrali della serata, insieme ad omaggi culturali e sociali presenti nel programma. Tuttavia nelle ore successive è emersa una discussione sui social per la mancata partecipazione di alcuni esponenti della Curia alla conclusione della manifestazione davanti alla Cattedrale, e quindi per l’assenza della benedizione del presule. Tale circostanza ha acceso il dibattito cittadino, trasformando un momento collettivo in occasione di confronto pubblico.
Tra festa popolare e responsabilità civica
Accanto alla vivacità della parata, sono stati segnalati temi sensibili che accompagnano ogni anno la preparazione alla festa: l’attenzione sulle modalità di fruizione della piazza, la sicurezza lungo il percorso e i comportamenti di alcuni giovani che hanno suscitato discussione, in particolare riguardo all’abuso di alcol. Questi aspetti, ha suggerito l’arcivescovo con parole indirette, richiedono una risposta che coniughi la gioia della tradizione con scelte etiche orientate al bene comune e all’educazione delle nuove generazioni.
Il valore collettivo della ricorrenza
Nel complesso la festa ha confermato la sua capacità di aggregare la comunità potentìna: la parata, le bancarelle, la partecipazione di associazioni e istituzioni hanno creato un contesto culturale ricco e condiviso. L’evento ha inoltre visto la presenza di ospiti legati alla storia migratoria della città, con cittadini di ritorno dall’estero e gemellaggi che rafforzano un senso di continuità. Sul piano organizzativo, forze dell’ordine e volontari hanno garantito lo svolgimento dell’evento, sottolineando l’importanza della collaborazione pubblica e privata per mantenere vive le tradizioni.
Sguardo al futuro
Le parole di monsignor Carbonaro e la vivacità dei giorni della festa suggeriscono due percorsi che convivono: da una parte l’esigenza di preservare la radicalità religiosa della devozione a San Gerardo, dall’altra il bisogno di rinnovare e trasmettere la tradizione alle nuove generazioni senza svilirne il significato. La sfida per Potenza resta quella di armonizzare spettacolo e spiritualità, memoria e responsabilità, per fare della festa non solo un appuntamento folkloristico ma un’occasione di rinnovamento comunitario guidata dal messaggio evangelico.



