Nella difficile vertenza che interessa Callmat la situazione reale appare distante dalle rassicurazioni ufficiali: mentre l’assessore regionale Francesco Cupparo ha annunciato progetti e risorse, sul campo restano inattuati i bandi per la digitalizzazione e si prospetta l’avvio delle procedure di mobilità per oltre 320 lavoratori.
Le ripercussioni sono immediate e concrete per le famiglie coinvolte e per il tessuto socioeconomico del materano: sindacati, consigli comunali e prefettura hanno già iniziato a mobilitarsi per fronteggiare una crisi che rischia di trasformarsi in un tracollo sociale.
Le misure regionali e i limiti dei bandi
Al centro del contendere c’è l’avviso regionale #BASILIMPRESAINVESTIMENTI, finora l’unico atto pubblicato che, secondo i critici, non assicura la continuità dell’attività industriale di Callmat ma favorisce l’assorbimento parziale del personale da parte di altre imprese.
La governance di Callmat, in una lettera indirizzata ai sindacati, ha definito il bando regionale del tutto inidoneo rispetto alla necessità di mantenere la struttura aziendale e le commesse. Questa valutazione ha spinto l’azienda ad annunciare l’avvio delle procedure di mobilità per la fine di giugno 2026, una decisione che deriva dalla diminuzione delle commesse e dall’assenza di soluzioni strutturali credibili.
Impatto operativo e conseguenze sociali
La previsione di mobilità coinvolge più di 320 lavoratori, ma le ripercussioni si estendono a centinaia di famiglie. I sindacati hanno già proclamato uno sciopero per il 10 giugno 2026 e il Consiglio comunale di Matera ha previsto una seduta aperta l’8 giugno per confrontarsi pubblicamente sul tema, riconoscendo la gravità della situazione.
Il ruolo di TIM e il sospetto di esternalizzazione verso l’IA
Accanto alle criticità amministrative, emerge un elemento che complica ulteriormente lo scenario: TIM ha ridotto i volumi gestiti dal call center di Matera, giustificando il taglio con una presunta mancanza di traffico. Diversi osservatori e sindacati sospettano invece che stia procedendo un processo di esternalizzazione del servizio 119 verso la start-up israeliana Wonderful, che fornirebbe soluzioni basate su intelligenza artificiale.
Se confermata, questa scelta solleverebbe due ordini di problemi: da una parte la questione etica e politica legata ai rapporti commerciali con realtà estere in un contesto internazionale sensibile; dall’altra l’impatto occupazionale, con operatori umani sostituiti progressivamente da sistemi automatici e la possibile riduzione della qualità del servizio per gli utenti.
Normative e tutele degli utenti
Le norme in materia di telecomunicazioni impongono che per i reclami sia disponibile un operatore umano e che le risposte avvengano entro limiti temporali rigorosi (ad esempio risposte entro 150 secondi). Sia i cittadini che i rappresentanti sindacali chiedono un controllo più stringente da parte dell’AGCOM per verificare la conformità alle disposizioni vigenti, soprattutto se l’assistenza viene parzialmente affidata a strumenti automatizzati.
Le azioni richieste e le prossime tappe
La convocazione del tavolo di crisi al Ministero per il 10 giugno rappresenta un appuntamento cruciale: le forze politiche locali e i sindacati chiedono che la Regione attivi finalmente percorsi strutturali concreti e che TIM renda conto delle proprie scelte davanti alle istituzioni e ai lavoratori coinvolti.
Nel frattempo, il territorio si è attivato: la Prefettura è stata coinvolta, l’opposizione comunale ha sollecitato un consiglio straordinario e i lavoratori si sono preparati alla mobilitazione. Sullo sfondo permane l’appello a un dibattito pubblico sull’impatto del machine learning e dell’intelligenza artificiale sul lavoro, per evitare che altri settori subiscano processi analoghi senza tutele adeguate.
Richieste prioritarie
Tra le richieste avanzate dai rappresentanti dei lavoratori e dai consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Viviana Verri e Alessia Araneo, figurano: l’attivazione immediata di misure di sostegno al reddito, piani di reindustrializzazione veri e non solo incentivi al ricollocamento parziale, e la verifica pubblica degli accordi commerciali che comportano l’uso di tecnologie straniere per servizi sensibili come il 119.
La vicenda Callmat resta aperta e rappresenta un banco di prova per le politiche di sviluppo industriale e occupazionale della regione: la differenza tra annunci e atti concreti potrebbe decidere il futuro di centinaia di persone e la tenuta sociale dell’area interessata.



