La tragedia di Amendolara ha scosso l’Italia, mettendo in luce una realtà spesso nascosta: lo sfruttamento dei braccianti agricoli. Quattro lavoratori sono stati bruciati vivi in un’auto, e l’unico sopravvissuto, Taj Mohammad Alamyar, ha raccontato agli inquirenti delle condizioni disumane in cui vivevano e lavoravano.
Alamyar ha dichiarato di avere un contratto, ma di lavorare in nero, con il salario corrisposto in contanti. Lui e i suoi compagni erano arrivati dalla Sardegna e lavoravano in un’azienda agricola del Metapontino. Nonostante il titolare abbia assicurato che i lavoratori erano stati regolarmente assunti e pagati con bonifico, Alamyar ha affermato di non essere stato pagato per un mese.
Le condizioni di vita e di lavoro dei braccianti
I braccianti vivevano in condizioni disumane, con dieci persone stipate in una sola stanza. La lite che ha preceduto la tragedia è scoppiata proprio per le condizioni di vita e la richiesta di un contratto lavorativo regolare. La Procura di Castrovillari ha convalidato il fermo dei due pakistani arrestati, e le indagini si stanno allargando anche alle aziende lucane in cui i quattro ragazzi avevano lavorato.
Un’inchiesta della Procura di Matera, nata a seguito di un incidente che costò la vita a quattro lavoratori agricoli indiani sulla fondovalle dell’Agri il 4 ottobre 2026, ha rivelato che i braccianti erano ospitati in alloggi sovraffollati e in condizioni igienico-sanitarie precarie, con paghe inferiori rispetto alle ore di lavoro effettuate.
Il ruolo del caporalato
Il fenomeno del caporalato emerge come un sistema difficile da debellare. Un’inchiesta firmata da Goffredo Buccini per il Corriere della Sera analizza il ruolo delle imprese e dei professionisti nella filiera del caporalato. Buccini parla di un “secondo livello”, un sistema “padronale” che va oltre l’intermediazione illecita e coinvolge commercialisti, avvocati, notai e funzionari pubblici.
Le testimonianze e le indagini
Taj Mohammad Alamyar ha raccontato ai giornalisti della Rai di essere stato minacciato con coltelli e pistole dai caporali. I braccianti erano costretti a dare 5 euro al giorno ai caporali per il trasporto da una campagna all’altra. La tragedia è stata filmata dalle telecamere di videosorveglianza della stazione di servizio, consentendo alla Procura di Castrovillari di emettere un provvedimento di fermo nei confronti dei responsabili.
Il procuratore di Castrovillari, Alessandro D’Alessio, ha dichiarato che il caporalato è una delle piste, ma non l’unica. Le vittime erano tutte in Italia con regolare permesso di soggiorno ed erano incensurate e presenti nel Paese da anni. Le indagini continuano per fare piena luce su questo terribile crimine.
Le reazioni e le richieste di cambiamento
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato la vicenda su X, sottolineando come l’orribile omicidio dei quattro braccianti in Calabria abbia sconvolto tutti. Il segretario generale della Cgil Calabria, Gianfranco Trotta, ha chiesto chiarezza e un supporto maggiore alla politica per contrastare l’abominio della quotidianità che vivono i lavoratori nelle campagne.
Il vescovo di Cassano allo Jonio, Francesco Savino, ha parlato di una “ferita morale, sociale e spirituale” e ha auspicato una mobilitazione civile che vada oltre le fiaccolate. “Non bastano il cordoglio, la pietà, la commozione di circostanza”, ha dichiarato, chiedendo allo Stato di essere presente nelle campagne e nelle filiere agricole per contrastare il caporalato.



