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Cos’è la guerra cognitiva: come si colpisce il modo di decidere

Introduzione alla «guerra cognitiva»: cos’è, come agisce sulla società e perché concetti di Damasio e Merleau-Ponty aiutano a capirne il funzionamento. Analisi delle invarianti sistemiche, del ruolo dell’intelligenza artificiale e delle strategie di difesa proposte dalla NATO.

Cos’è la guerra cognitiva: come si colpisce il modo di decidere

Negli ultimi anni è emerso un campo di confronto che non usa confini né ordigni: la “guerra cognitiva”. In questo articolo rielaborato dall’analisi di Andrea Spartaco si ricostruisce il profilo di una strategia che mira a intaccare la capacità collettiva di conoscere, valutare e decidere, avvalendosi di neuroscienzeintelligenza artificiale e tecniche di ingegneria sociale. Il fenomeno è descritto in documenti istituzionali come «la convergenza di cyber-psicologia, militarizzazione delle neuroscienze e cyber-influenza» e si differenzia nettamente dalla propaganda classica o dalla guerra elettronica.

Per comprendere la portata dell’operazione occorre distinguere tra ciò che viene manipolato e il modo in cui viene manipolato: la CogWar non punta tanto a modificare il contenuto delle opinioni quanto a sovvertire il modo stesso di pensareinducendo una “disabilità cognitiva” diffusa e spesso invisibile.

L’invisibilità dell’attacco e il concetto di “invisibilità ontologica”

Il paradigma più insidioso è l’assenza di evidenza esterna: mentre un conflitto convenzionale produce danni visibili, la guerra cognitiva agisce in modo che gli individui percepiscano come proprie le modifiche emotive e valoriali subite. I teorici NATO utilizzano l’espressione “invisibilità ontologica” per descrivere la situazione in cui una vittima crede di aver scelto autonomamente, quando in realtà le sue decisioni sono state predisposte da agenti esterni. Questo meccanismo equivale a un’inversione dell’agentivitàl’individuo diventa il vettore della propria manipolazione, spesso senza rendersene conto.

Il ruolo delle emozioni e dei marcatori biologici

La spiegazione biologica trae forza dalle intuizioni di Antonio Damasio: nel 1994 Damasio ha introdotto il concetto di “marcatori somatici”indicatori corporei che connettono scenari mentali a risposte emotive. La guerra cognitiva sfrutta questi circuiti, alterando gli stimoli che alimentano i marcatori e di fatto ‘avvelenando’ le preferenze e le scelte. Il risultato è che argomentazioni razionali possono essere scartate non perché false, ma perché emotivamente squalificanti a livello subcosciente.

Obiettivo strategico: la “decoerenza cognitiva” e la disgregazione interna

La finalità dichiarata di molte analisi militari è la produzione di “decoerenza cognitiva”non si cerca la rovina materiale, ma la perdita sistemica della capacità di un sistema sociale di percepire e interpretare la realtà in modo coerente. Per descrivere le leve da colpire, gli studiosi parlano di cinque «invarianti sistemiche»: l’epistemico, l’assiologico, l’identitario, il sociale e il teleologico. Un attacco che riesca a compromettere questi cinque livelli può generare un effetto cascata attraverso i cosiddetti “nodi connettori”cioè attori o istituzioni che mantengono relazioni trasversali fra strati diversi della società.

Segnali e conseguenze della disintegrazione

La paralisi decisionalela frammentazione in gruppi ostili e l’erosione della fiducia nelle autorità epistemiche sono alcuni degli effetti osservabili, spesso rilevabili solo a posteriori. In contesti democratici emergono anche reti ombra che bypassano processi legittimi, mentre in sistemi centralizzati si cerca di alzare il livello di entropia informativa per rompere il monopolio interpretativo del potere.

Strumenti tecnologici e culturali: deepfake, IA e ingegneria sociale

Le tecnologie digitali giocano un ruolo duplice: l’intelligenza artificiale genera contenuti a scala massiva e può alterare dataset decisionali (data poisoning), mentre strumenti come i deepfake compromettono la fase di orientamento del ciclo decisionale OODA, saturando la memoria di lavoro e inducendo la cosiddetta «visione tunnel». Anche tecniche di cyber-social engineering come sock puppets e troll farming servono ad amplificare fratture preesistenti e a sfruttare momenti di vulnerabilità collettiva.

Dal punto di vista filosofico, i lavori di Maurice Merleau-Ponty offrono una chiave interpretativa: la percezione è incarnata, «si percepisce in me», e la guerra cognitiva mira a lacerare quell’arco intenzionale che situava l’individuo nel suo mondo; quando questo arco si indebolisce, si perde la capacità di posizionarsi correttamente nella realtà.

La rete di difesa proposta negli studi NATO include misure tecniche e addestrative: rafforzare le invarianti sistemiche, sviluppare la metacognizione e utilizzare ambienti simulati per inoculare resilienza contro attacchi cognitivi. Il nodo critico resta però la fiducia reciproca tra uomo e macchina, poiché l’IA è contemporaneamente arma e scudo.

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