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Crisi della sanità in Basilicata: riforme, proteste e i conti che pesano

Cifarelli accusa la giunta di tagliare servizi essenziali e di correre per obiettivi PNRR lasciando vuote le strutture: mobilitazioni e richieste di ritiro del piano

Crisi della sanità in Basilicata: riforme, proteste e i conti che pesano

La discussione sulla riorganizzazione della sanità in Basilicata è entrata in una fase di forte scontro politico e sociale. Da un lato l’assessore Cosimo Latronico presenta un modello di medicina territoriale basato su infrastrutture, tecnologia e integrazione professionale; dall’altro il consigliere regionale Roberto Cifarelli parla di un fallimento politico e di un metodo definito “sanità a trattativa privata”. Le tensioni esplodono nelle piazze dei piccoli comuni dove cittadini, sindacati e amministratori locali chiedono garanzie per i servizi essenziali.

Le accuse politiche e il metodo contestato

Secondo Cifarelli il Piano Socio-Sanitario approvato a febbraio e la delibera n. 600/2026 stanno cedendo sotto la pressione delle mobilitazioni territoriali. Il consigliere denuncia tagli lineari mascherati da riorganizzazione, con esempi concreti come la soppressione delle guardie mediche a Maschito e la riduzione dei presidi minimi in altre zone. La critica centrale è che le decisioni verrebbero prese in modo frammentato, rispondendo alle proteste con deroghe locali piuttosto che con una strategia coordinata.

Il concetto di “sanità a trattativa privata”

Con questa espressione Cifarelli intende descrivere un processo decisionale che reagisce agli eventi piuttosto che governare con una visione complessiva: si approvano interventi, poi si contratta per salvare singoli servizi quando le piazze si mobilitano, come a Senise, nel Marmo Platano Melandro o nel distretto Lagonegrese-Pollino. La critica sottolinea inoltre che alcune promesse appaiono dettate dall’urgenza di rispettare obiettivi del PNRR entro la scadenza del 31 maggio, con il rischio di inaugurare strutture senza il personale necessario.

Conti, numeri e ricadute sui cittadini

Un altro nodo cruciale che Cifarelli porta all’attenzione è la sostenibilità finanziaria del piano. Da Presidente della Commissione Bilancio sottolinea come le aziende ASP e ASM abbiano chiuso il bilancio 2026 con un disavanzo di 60 milioni, aggravato da uno sforamento di 50 milioni nella sola spesa farmaceutica. Le conseguenze economiche si traducono in ricadute concrete: 70 milioni di mobilità passiva e circa 60.000 famiglie che avrebbero rinunciato a cure. Davanti a questi numeri la domanda che Cifarelli ripete è semplice: con quali fondi si intendono finanziare le nuove promesse?

Domande aperte sul finanziamento degli interventi

La richiesta di trasparenza riguarda i cronoprogrammi annunciati in incontri locali — per esempio le rassicurazioni su Bella o Pescopagano — e il finanziamento delle misure straordinarie. Cifarelli accusa la giunta di eludere questo confronto contabile e chiede che Bardi e Latronico spieghino l’origine delle risorse. Il tema è sensibile perché, senza coperture adeguate, le strutture riorganizzate rischiano di rimanere scatole vuote, incapaci di offrire servizi reali ai cittadini.

Il piano di Latronico: innovazioni e punti deboli

L’assessore Latronico propone una rete sanitaria basata su tre livelli di complessità — senza patologie croniche, cronicità semplice e cronicità complessa — e su un modello Hub e Spoke. Tra le novità figurano le Case della Comunità (6 Hub e 13 Spoke), 5 Ospedali di Comunità, 6 Centrali Operative Territoriali (COT) e l’attivazione del numero unico europeo 116-117. Il piano prevede inoltre quasi 800 assunzioni nel 2026 e il completamento di ulteriori 263 infermiere di famiglia o comunità nei mesi successivi.

Strumenti territoriali e tecnologia

Tra gli strumenti citati dall’assessore spiccano i 10 Ambulatori Mobili per raggiungere le aree interne e la funzione della telemedicina per portare l’alta specializzazione nelle case dei cittadini. Latronico sostiene che nessuna struttura esistente sarà chiusa e che l’80% degli spostamenti specialistici avverrà nello stesso comune. Tuttavia, dalla critica politica emerge lo scetticismo sul tempismo di certe misure, come il corso-concorso per 500 infermieri di comunità giudicato tardivo e contestato dagli operatori.

Il dibattito resta aperto e intenso: da un lato la giunta difende il piano come riorganizzazione necessaria e conforme al DM 77/2026, dall’altro l’opposizione e le comunità chiedono il ritiro del Piano Socio-Sanitario e un confronto permanente con la Conferenza dei Sindaci. Cifarelli annuncia il sostegno alla legge di iniziativa popolare promossa dalla CGIL e invita a fermare lo smantellamento delle guardie mediche. In questo quadro la rilevanza pubblica della discussione è evidente: la sanità lucana tocca la vita quotidiana di famiglie, pazienti e operatori e reclama risposte chiare, risorse certe e un dialogo che non si limiti alle emergenze.

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