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Caporalato e violenza: la reazione dopo la morte dei quattro braccianti in Calabria

Il primo giugno quattro braccianti sono stati uccisi ad Amendolara. Tra arresti, testimonianze e denunce, sindacati e associazioni chiedono più controlli e l'applicazione della legge contro il caporalato

Caporalato e violenza: la reazione dopo la morte dei quattro braccianti in Calabria

Il primo giugno in Calabria, nell’area di servizio di Amendolara sulla statale Jonica, si è consumato un episodio di inaudita violenza: quattro braccianti agricoli sono stati chiusi in un’automobile e dati alle fiamme. Questo fatto ha riportato al centro dell’attenzione pubblica il tema dello sfruttamento agricolo e del caporalato, con pesanti ripercussioni sulle indagini e sulla mobilitazione civile.

La dinamica dell’accaduto e gli sviluppi giudiziari

Le indagini coordinate dalla procura di Castrovillari, guidata dal procuratore Alessandro D’Alessio, hanno portato al fermo di due cittadini pachistani, entrambi di 31 anni: Safeer Ahmed e Ali Raza, accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato. A inchiodarli sono stati i filmati del sistema di videosorveglianza dell’area di servizio dove l’auto è stata ritrovata in fiamme. Il procuratore ha definito l’episodio come “un episodio di gravità inaudita sia per oggettività, 4 morti, che per le modalità”.

Le vittime e il superstite

Le quattro vittime erano tutte presenti in Italia con permesso di soggiorno e senza precedenti: il pachistano Waseem Khan, di 29 anni, e tre cittadini afghani: Amin Fazal Khogjani (28 anni), Ullah Ismat Qiemi (19) e Safi Iayjad (27). Nell’appartamento dove vivevano insieme ad altri migranti è stato trovato l’unico superstite, l’afgano Mohammad Taj Alamyar, di 35 anni, che ha fornito una drammatica testimonianza davanti alle telecamere: “È mafia, mafia… Sono dei mafiosi pachistani”.

Le condizioni di lavoro e le testimonianze

Secondo il racconto del superstite e gli elementi acquisiti, i braccianti erano stati impiegati nella raccolta delle fragole a Scansano Ionico dallo scorso 20 aprile. I trasporti giornalieri verso i campi sarebbero stati organizzati dai presunti caporali pakistani e, in un primo periodo, il lavoro sarebbe avvenuto in nero. Successivamente sarebbe stato concordato un compenso di 45 euro al giorno, ma il testimone denuncia: “I soldi non ce li davano, da mangiare sì, la casa sì ma i soldi no” e aggiunge che venivano richiesti fino a 5 euro al giorno per il tragitto fino al luogo di lavoro.

Video e prove

La ricostruzione del sopravvissuto sembra coerente con le immagini delle telecamere: gli arrestati sono stati ripresi nella zona dell’area di servizio e gli inquirenti ritengono che la motivazione dell’aggressione fosse legata a richieste di denaro per il trasporto che non sarebbero state soddisfatte. Secondo il testimone, i due fermati minacciavano con coltelli e pistole per costringere le persone a lavorare senza retribuzione.

Reazioni istituzionali, sindacali e associative

La premier Giorgia Meloni ha commentato l’accaduto sottolineando che “L’orribile omicidio dei quattro braccianti in Calabria ha sconvolto tutti noi” e ha chiesto che i responsabili vengano assicurati alla giustizia. La mobilitazione sul territorio include una manifestazione della CGIL che partirà dall’area dove è avvenuto il delitto e culminerà in piazza ad Amendolara.

I sindacati

La Flai-Cgil ha denunciato un sistema di ricatto feroce e annunciato assistenza legale e sindacale al superstite. Il segretario generale Giovanni Mininni ha definito la vicenda come «una tragedia che tocca il punto più basso della disumanità e dello sfruttamento paraschiavistico» e ha chiesto ispezioni rafforzate e l’individuazione non solo dei caporali ma anche dei loro eventuali mandanti.

Il quadro normativo e la lotta al caporalato

Contro il caporalato intervengono anche le associazioni di categoria: Coldiretti ha chiesto “controlli, legalità, condizioni di vita dignitose, a partire da trasporti e alloggi adeguati, rispetto dei contratti e tutela della sicurezza” e ha ricordato il ruolo delle norme introdotte con la legge del 2016, nata anche grazie al lavoro del gruppo coordinato dal Presidente del Comitato Scientifico dell’Agromafie. Come sottolinea l’associazione, “Chi sfrutta crea concorrenza sleale perciò serve aumentare i controlli” e “La legalità tutela i lavoratori e le imprese oneste“.

Dati e ricerche

Il rapporto Agromafie e caporalato pubblicato nel 2026 dall’Osservatorio Placido Rizzotto della CGIL evidenzia la diffusione dello sfruttamento in agricoltura e il peso del lavoro irregolare in varie regioni italiane. Per contrastare questi fenomeni, i sindacati e le associazioni chiedono l’attuazione piena delle norme esistenti, l’aumento delle ispezioni e misure concrete per garantire trasporti e alloggi dignitosi ai lavoratori migranti.

La vicenda di Amendolara riapre così un dibattito cruciale sull’applicazione delle leggi, sulla protezione delle vittime e sulla necessità di interventi strutturali per evitare che tragedie simili si ripetano nelle campagne italiane.

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