La scomparsa di Nicola Manfredelli ha suscitato commozione tra gli ambienti civici e culturali della Basilicata. Molti sui social network lo ritraggono con un carattere mite e affabile, qualità che non ne attenuavano la determinazione politica e culturale: un uomo capace di incidere sulla scena locale con metodi pacati ma risoluti.
Questo articolo ricostruisce il percorso personale e civile di Manfredelli, mettendo a fuoco le sue battaglie più significative, l’attaccamento alla terra lucana e il ruolo avuto nelle iniziative a difesa della memoria storica e del territorio.
Un attaccamento profondo alla Basilicata
Per molti Nicola era il custode dell’identità lucana: una definizione che sintetizza il rapporto viscerale con la propria regione. Il suo impegno nacque prima che esistessero schieramenti partitici riconoscibili, muovendosi in ambiti che guardavano al territorio e alla comunità. Iniziative associative e professionali ne hanno segnato la traiettoria, sempre orientata a valorizzare risorse locali e memorie collettive.
Percorso associativo e professionale
Nel corso degli anni ha lavorato a sostegno dell’agricoltura e dello sviluppo locale, operando in organizzazioni come la CIA, l’UCI e il Gal Marmo Melandro. Queste esperienze hanno consolidato la sua conoscenza del territorio e lo hanno reso protagonista di progetti concreti per il rilancio economico rurale, basati su una visione che univa tutela ambientale e valorizzazione produttiva.
Difensore della memoria e della storia
Manfredelli non limitò la sua azione al lavoro tecnico: fu anche anima di iniziative culturali. Partecipò attivamente alla Costituzione dell’associazione Carta di Venosa e sostenne iniziative volte all’emancipazione del Sud. Tra i progetti più noti vi è la battaglia per restituire alla comunità lucana il Parco della Grancia e per riconoscere il valore storico delle vicende dei briganti, una memoria spesso trascurata o distorta dalla vulgata nazionale.
Rivalutare la narrazione storica
A suo avviso, la pubblicistica dominante aveva contribuito a una rappresentazione vuota e spesso denigratoria delle vicende meridionali. In particolare, la demonizzazione della dinastia borbonica e la stigmatizzazione dei briganti venivano usate per spiegare arretratezza e divari economici in termini culturali, scaricando responsabilità collettive sui popoli del Sud. Nicola lavorò per ribaltare questa prospettiva, sostenendo la necessità di un racconto più equilibrato e radicato nel contesto storico.
Impegno civico e iniziative pubbliche
Tra le azioni concrete che lo hanno visto protagonista vi è la partecipazione alla costituzione di un comitato per un referendum consultivo in Basilicata contro l’Autonomia Differenziata. La sua determinazione si manifestò anche nei percorsi di tutela ambientale e culturale, con particolare attenzione alla valorizzazione del paesaggio e della memoria locale come strumenti di coesione sociale.
La riapertura della Grancia come gesto politico
La riapertura del Parco della Grancia non fu per lui un semplice evento turistico: era un atto simbolico di riconquista della storia lucana e di recupero dell’identità. Restituire alla comunità quegli spazi significava rimettere in luce episodi e figure troppe volte derubricate, restituendo dignità a un passato che, se interpretato correttamente, diventa risorsa per il presente.
Ricordi personali e ultimo saluto
Chi lo ha conosciuto racconta di una persona capace di mostrare un lato romantico e ribelle, talvolta spiritoso nel suo richiamare le immagini del passato: l’autodefinizione quasi scherzosa di “brigante” racchiudeva un afflato polemico e un attaccamento alle radici. Un episodio recente ricorda il suo look: capelli lunghi e barba che evocavano l’immagine del brigante, da lui respinta ma al tempo stesso considerata coerente con uno spirito ribelle.
Le esequie di Nicola Manfredelli si terranno al convento di Sant’Antonio a Rivello il 2 giugno alle 16.00. All’addio partecipano familiari, amici, compagni di lotta civile e culturale, che chiedono di onorare la sua memoria proseguendo nelle battaglie per la difesa del Sud e della sua identità.
Lasciare un’eredità viva
Il messaggio che viene dalla figura di Manfredelli è quello di un impegno costante, orientato al recupero della memoria e alla tutela del territorio come strumenti di dignità collettiva. Amici e compagni della Carta di Venosa e delle associazioni in cui ha operato sono invitati a continuare il lavoro iniziato, affinché il suo contributo non si disperda ma trovi altre mani pronte a portarlo avanti.
In definitiva, la vita di Nicola è esempio di come discrezione e fermezza possano coesistere: un modello per chi intende coniugare amore per la propria terra con azioni concrete volte al cambiamento sociale e culturale.



