Nel Consiglio regionale della Basilicata il capogruppo del Partito Democratico, Piero Lacorazza, ha aperto una dura replica al ministro della Presidenza, Roberto Calderoli. L’intervento, trasmesso in varie sedi istituzionali, ha ribadito che la discussione sull’autonomia differenziata deve avvenire nel rispetto di principi costituzionali imprescindibili e delle specifiche esigenze del Mezzogiorno.
Nel suo discorso Lacorazza ha richiamato i due pilastri della Costituzione italiana: l’articolo 5, che sancisce l’unità della Repubblica senza sacrificare le autonomie locali, e l’articolo 3, che impone allo Stato di eliminare gli ostacoli economici e sociali che limitano libertà e uguaglianza. L’autonomia differenziata, sottolinea, non può essere una scusa per allontanare il Sud dalle politiche nazionali, ma una modalità di sviluppo che tenga conto dei divari storici che ancora separano il Mezzogiorno dal resto del Paese.
Le basi costituzionali dell’autonomia differenziata in Basilicata
Lacorazza ha evidenziato che l’articolo 5 non è un invito a fragmentare l’unità nazionale, ma a promuovere una cooperazione equilibrata tra Stato e Regioni. Il riferimento all’articolo 3, invece, serve a ricordare che il governo deve intervenire per colmare le disuguaglianze territoriali. In questo quadro, la richiesta di destinare alla Basilicata una quota dell’IRES derivante dalle attività estrattive non è una mera contrattazione politica, ma una forma di risarcimento per il contributo strategico della Regione alla sicurezza energetica nazionale.
Secondo Lacorazza, trasformare tale legittima rivendicazione in una “contropartita” per ottenere un’autonomia più ampia equivale a mettere in gioco risorse indispensabili per ridurre i divari infrastrutturali e sociali. La proposta, infatti, è volta a finanziare il Fondo Basilicata 2050 e a sostenere progetti di sviluppo che, fino a oggi, hanno subito ritardi a causa di investimenti insufficienti.
Il percorso storico delle compensazioni petrolifere (1998-1999)
Nel 1998 la Basilicata dimostrò già una notevole capacità negoziale con lo Stato e con le compagnie energetiche. Sotto la presidenza della Regione di Di Nardo, con Bubbico vice-presidente della Giunta e Coviello a capo della Commissione Bilancio del Senato, vennero firmati accordi fondamentali: il protocollo d’intesa del 7 ottobre 1998 tra Governo e Regione e, successivamente, l’accordo con Eni del 18 novembre dello stesso anno.
Questi accordi prevedevano investimenti concreti, quali la Fondovalle Sauro, la realizzazione della Saurina sul tratto Corleto-Perticara-Camastra, il completamento del sesto lotto della variante Tito-Brienza e interventi di protezione civile a Grumento Nova. Nel 1999 furono attivati i meccanismi di attuazione, creando infrastrutture strategiche che, sebbene spesso soggette a ritardi, dimostrarono la capacità della Regione di ottenere risorse senza ricorrere a forme di autonomia differenziata.
Questa esperienza storica, secondo Lacorazza, costituisce il punto di partenza per le attuali richieste: non si tratta più di chiedere una nuova “autonomia” ma di far rispettare gli impegni assunti più di venti anni fa, garantendo alla Basilicata i fondi necessari per coprire i costi ambientali, economici e sociali derivanti dall’attività estrattiva.
Polemiche recenti: Calderoli, Pepe e il futuro dell’autonomia differenziata
Nel corso di una recente intervista, il ministro Calderoli aveva sostenuto che una Regione del Mezzogiorno fosse pronta a chiedere spazi di autonomia differenziata. Lacorazza, citando il Fatto Quotidiano, ha evidenziato che il vicepresidente della Giunta regionale, Pasquale Pepe, aveva confermato l’interesse a perseguire tale percorso, soprattutto sul tema energetico. Lacorazza ha invitato Pepe a esporre apertamente le proprie posizioni in Consiglio regionale, sottolineando che la questione non deve rimanere “solo chiacchiere”.
Il capo gruppo dem ha inoltre ammonito che la Basilicata non possa diventare una pedina nelle ambizioni elettorali della Lega o di altri partiti. Qualsiasi negoziato deve passare attraverso il Consiglio regionale, con trasparenza e mandato istituzionale, evitando che decisioni importanti vengano decise in “tavoli romani” o nelle segreterie di partito. Lacorazza conclude con un appello a una nuova stagione di contrattazione, basata su diritti, compensazioni e investimenti, per rialzare la regione da una situazione di aiuti sfavorevoli e da una ZES che finora non ha prodotto le opportunità prospettate.



