La serata del 4 novembre 2026 è stata teatro di una delle operazioni più imponenti eseguite negli ultimi anni nella casa circondariale di Melfi. Un gruppo di circa un centinaio di uomini della Polizia Penitenziaria ha perquisito ogni zona dell’istituto, alla ricerca di strumenti di comunicazione non autorizzati.
Il risultato è stato la scoperta di nove dispositivi telefonici, tra microcellulari e smartphone di ultima generazione, pronti a essere usati sia all’interno delle sezioni sia per contatti esterni. L’intervento, definito “a tutto campo”, ha coinvolto tutti i reparti del carcere, dall’area di accoglienza alle celle di massima sicurezza.
Dettagli della perquisizione nella casa circondariale di Melfi
Gli agenti, coordinati dal comandante di reparto, hanno effettuato una scansione sistematica, aprendo armadi, scrivanie e persino gli spazi più nascosti dei corridoi. La presenza dei telefoni, seppur limitata a un numero contenuto, ha evidenziato la capacità delle reti criminali di infiltrarsi all’interno del sistema penitenziario, sfruttando anche metodi di contrabbando sofisticati come l’uso di droni.
Reazioni del Sappe e richieste di investimento
Dichiarazioni di Saverio Brienza
Il segretario regionale lucano del Sappe, Saverio Brienza, ha lodato la professionalità dimostrata dal personale, sottolineando: «È fondamentale mantenere la guardia altissima e recidere sul nascere ogni tentativo di comunicazione illegale». Brienza ha inoltre ribadito che il contrasto a tali fenomeni è indispensabile per impedire lo sviluppo di dinamiche criminali sia interne che esterne al carcere.
Intervento di Donato Capece
Il segretario generale del sindacato, Donato Capece, ha spostato il fuoco sul gap tecnologico che affligge gli operatori. Secondo le sue parole, «Non possiamo chiedere alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria di affrontare forme di criminalità sempre più evolute affidandosi solo al senso del dovere». Capece ha quindi esortato le istituzioni a fornire investimenti urgenti in apparecchiature all’avanguardia, capaci di intercettare le comunicazioni illegali e neutralizzare l’uso di droni per il contrabbando di telefoni o sostanze stupefacenti.
Implicazioni per la sicurezza penitenziaria del Vulture
L’evento riapre il dibattito sulla necessità di potenziare i sistemi di schermatura e antifurto nelle strutture penitenziarie del Vulture. La scoperta di dispositivi di ultima generazione dimostra che le reti criminali sono pronte a sfruttare qualsiasi vulnerabilità tecnologica. Una risposta efficace richiede non solo risorse finanziarie, ma anche una revisione delle procedure operative, affinché i controlli possano essere più frequenti e più mirati.
La perquisizione di Melfi evidenzia sia la dedizione del personale penitenziario sia le sfide emergenti rappresentate dalla tecnologia. L’appello del Sappe a una dotazione più moderna è un monito per le autorità regionali, le quali dovranno valutare con urgenza l’allocazione di fondi per garantire che la sicurezza delle carceri rimanga al passo con le nuove minacce.



