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Riscoprire san Gerardo: l’appello di mons. Carbonaro durante la festa patronale

Mons. Carbonaro ha ricordato che la festa di San Gerardo è un richiamo vivo alla protezione, alla prossimità e all’impegno verso i più fragili, oltre la semplice celebrazione folkloristica

HERO · Potenza

La celebrazione in onore di San Gerardo nel centro storico di Potenza si è conclusa con una Santa Messa presieduta dall’arcivescovo Mons. Davide Carbonaro e con la tradizionale processione cittadina. L’omelia pronunciata durante la messa ha richiamato i fedeli a guardare oltre la forma esteriore della festa per riscoprire il suo nucleo cristiano e sociale.

Rileggere la figura del santo

Nell’intervento Mons. Carbonaro ha delineato la figura storica di Gerardo come modello di guida e vicinanza: «un pastore che non abbandona il gregge», immagine che sottolinea la dimensione della protezione e della cura. Ha ricordato come Gerardo, giunto da Piacenza, sia riuscito a conquistare la fiducia dei potentini, diventando nel tempo un punto di riferimento per la comunità locale.

Proteggere come parola chiave

Partendo dal significato etimologico del verbo «proteggere», il presule ha spiegato che proteggere significa in fondo «coprire» e «accogliere» sotto un unico tetto morale e spirituale. La parola chiave dell’omelia è stata unità: riconoscersi reciprocamente come «fratelli tutti» significa costruire una città più coesa e attenta alle fragilità.

Dalla tradizione all’impegno sociale

Uno dei passaggi centrali dell’omelia ha riguardato il rischio della ritualità fine a sé stessa: la festa non deve diventare una tradizione identitaria vuota o un semplice momento di spettacolo. Mons. Carbonaro ha esortato a trasformare la memoria in azione concreta, mettendo al centro le persone più deboli e le sfide del presente.

I giovani e la responsabilità comune

Un’attenzione speciale è stata rivolta ai giovani: l’arcivescovo ha citato l’incontro con gli studenti del Liceo Classico «Quinto Orazio Flacco», dove i ragazzi hanno proposto momenti di confronto notturno. Il messaggio è stato chiaro: quando sono ascoltati e sostenuti, i giovani possono offrire spunti di riflessione autentici e contribuire a rinnovare il tessuto comunitario.

Accoglienza e apertura oltre il confine locale

Nel suo discorso Mons. Carbonaro ha anche messo in guardia contro chiusure identitarie: ha invitato la città a non trasformarsi in una «tana» o in un «recinto», ma ad aprirsi alle tensioni del mondo contemporaneo. L’invito riguarda la capacità di leggere i drammi internazionali con spirito solidale e di accogliere chi è in difficoltà, mantenendo il Vangelo come riferimento etico.

Un richiamo contro il neo paganesimo

Ricorrente è stato l’avvertimento su un possibile ritorno a forme di neopaganesimo che ridurrebbero la festa a una ricerca di piaceri effimeri. Per Mons. Carbonaro la città deve trovare un equilibrio: celebrare la tradizione senza perdere di vista la dimensione religiosa e il dovere verso la comunità.

La processione che ha attraversato le vie della città ha offerto un’immagine plastica di questa chiamata: la presenza collettiva intorno alla figura del santo come segno di appartenenza, ma anche come responsabilità condivisa. L’omelia dell’arcivescovo ha dunque trasformato il rito in sollecitazione a trasformare la memoria in cura quotidiana degli altri.

Nel chiudere la celebrazione, Mons. Carbonaro ha ricordato il legame tra le figure di San Gerardo La Porta e San Gerardo Maiella, richiamando esempi di amore per la comunità e servizio ai più deboli. Il messaggio rimane attuale: la devozione deve orientare comportamenti concreti e generare una città più accogliente e solidale.

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