La transumanza viene presentata non solo come una tecnica di allevamento ma come un vero e proprio racconto collettivo che intreccia territori, pratiche e memorie. Sabato 23 maggio, nella Sala Conferenze del Museo Nazionale di Matera – sede di Palazzo Lanfranchi, si svolge il convegno “I tratturi della memoria. Transumanza, paesaggio e cultura del cibo“, promosso dalla Delegazione di Matera dell’Accademia Italiana della Cucina, che invita a ripensare i cammini pastorali come infrastrutture culturali.
L’iniziativa propone uno sguardo interdisciplinare sul tema: dagli aspetti ambientali a quelli gastronomici, passando per la costruzione delle identità locali. In un anno in cui Matera è Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026, il convegno mette in luce come i percorsi dei greggi abbiano modellato paesaggi e immaginari, dando vita a pratiche e sapori riconoscibili e condivisi.
La transumanza oltre la pratica pastorale
Immaginare la transumanza come forma storica di intelligenza territoriale significa riconoscerne il ruolo nella generazione di saperi e ritmi sociali. I tratturi, lunghe direttrici che attraversano regioni, non sono soltanto vie di spostamento: diventano spazi di relazione tra uomo, animale e ambiente, capaci di trasformare il territorio e la sua economia. Questo approccio invita a considerare la mobilità stagionale come elemento fondante di paesaggi culturali dinamici e resiliente.
I tratturi come spazi di attraversamento e trasmissione
Nei tratturi si intrecciano mobilità e radicamento: cammini che conservano pratiche tradizionali ma che sono anche luoghi di scambio. Qui si incontrano tecniche zootecniche, ricette, gesti e racconti che attraversano generazioni. Analizzarli significa leggere la mappa di relazioni che uniscono zone interne e costiere del Mediterraneo, e riconoscere la transumanza come elemento che plasma identità collettive.
Cibo, sensi e memoria
La relazione tra pascolo e cucina è al centro del dibattito: la cultura del cibo pastorale è fatta di ingredienti, gesti e processi che custodiscono memoria. Il convegno dedicherà attenzione alla dimensione sensoriale dell’esperienza gastronomica, sottolineando il ruolo dell’olfatto e della memoria emozionale nella formazione dell’identità culturale. Piatti e formaggi diventano così testi che raccontano territori, stagioni e scambi.
Cucina pastorale come patrimonio di saperi
La cucina dei pastori porta con sé tecniche di conservazione, ricette nate dall’adattamento e una sapienza materiale che ha resistito al cambiamento. Parlare di cucina pastorale è esplorare un patrimonio stratificato di conoscenze che collega l’allevamento sostenibile alle produzioni casearie di eccellenza, mostrando come tradizione e innovazione possano dialogare per valorizzare prodotti identitari.
Il convegno a Palazzo Lanfranchi: voci e temi in programma
La giornata, coordinata da Marilena Tralli, Delegata di Matera dell’Accademia Italiana della Cucina, riunisce accademici, antropologi, allevatori e operatori culturali. Interverranno Giustino Donofrio, Delegato Onorario del Vulture dell’Accademia Italiana della Cucina; Giuseppe Benelli dell’Università degli Studi di Genova; Mimmo Cecere, antropologo visivo e illustratore; Mario Viola, zoonomo e allevatore; Umberto Montano, fondatore e presidente di Mercato Centrale; Maristella Trombetta dell’Università degli Studi di Bari e Maria Angelastri dell’Accademia di Belle Arti di Bari. La pluralità di voci offre uno sguardo che attraversa ambiti diversi ma convergenti.
Programma, collaborazioni e temi specifici
Tra gli argomenti in scaletta figurano il rapporto storico tra transumanza e la deportazione dei Liguri Apuani nel Sannio, le pratiche di zootecnia sostenibile, le produzioni casearie d’eccellenza e il legame tra tradizioni agroalimentari e identità territoriali. Non mancheranno riflessioni artistiche e filosofiche sul paesaggio e sulla memoria visiva della Lucania. L’evento è organizzato in collaborazione con la cattedra di Storia dell’Estetica dell’Università degli Studi di Bari e si svolge con il patrocinio della Provincia di Matera, del Comune di Matera e del Museo Nazionale di Matera, con il sostegno della BCC Santeramo in Colle.
Nel suo complesso, il convegno si propone come un laboratorio di idee: valorizzare i tratturi significa non solo conservare un passato, ma riconsiderare modelli di sviluppo sostenibile e pratiche culturali capaci di tessere nuove relazioni tra comunità. La proposta è chiara: guardare alla transumanza come a una risorsa viva per il Mediterraneo contemporaneo, basata su attraversamento, scambio e relazione.