Nel corso del 2026 la Task Force interistituzionale per la prevenzione e il contrasto del caporalato ha intensificato le attività di vigilanza nella provincia di Potenza. L’obiettivo dichiarato è garantire che le aziende agricole rispettino le norme sul lavoro e sulla sicurezza, evitando fenomeni di sfruttamento della manodopera stagionale. Il coordinamento tra Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Ispettorato Territoriale del Lavoro, INPS, INAIL e l’Azienda Sanitaria Locale ha permesso di condurre controlli su larga scala, coinvolgendo tutti gli attori responsabili della tutela dei diritti dei lavoratori.
Il prefetto Michele Campanaro, che ha promosso la creazione della forza nel giugno 2022, ha ribadito l’importanza di un approccio multidisciplinare per affrontare le dinamiche complesse del settore agricolo. Le verifiche hanno avuto luogo precisamente nelle zone più produttive: dal Vulture-Melfese alla Val d’Agri, passando per il Senisese, il Lagonegrese, il Pollino e la zona nord-occidentale. I risultati finora raccolti permettono di valutare l’efficacia della strategia adottata e di identificare gli eventuali punti deboli ancora presenti nel tessuto produttivo.
Ispezioni svolte nella provincia di Potenza
Nel periodo compreso tra marzo e ottobre sono state ispezionate 100 imprese agricole. Di queste, 23 sono risultate irregolari mentre le restanti hanno dimostrato conformità alle normative vigenti. Le indagini hanno interessato le posizioni lavorative di 418 dipendenti: 147 italiani, 28 cittadini comunitari e 243 extracomunitari. Tra gli stranieri, le nazionalità più rappresentate sono state indiane (60), bengalesi (54) e Burkina Faso e tunisine (36 ciascuna). La maggioranza dei soggetti controllati era maschile (364 uomini contro 54 donne), riflettendo la tipica composizione di una forza lavoro stagionale.
Distribuzione geografica dei controlli
Le attività ispettive hanno seguito una mappa territoriale precisa, garantendo copertura capillare. Nel Vulture-Melfese, zona tradizionalmente dedicata alla coltivazione di frutta, le verifiche hanno rilevato la presenza di piccole aziende familiari con pochi casi di irregolarità. In Val d’Agri, invece, la maggiore concentrazione di imprese ha portato alla scoperta di più situazioni non conformi, soprattutto per quanto riguarda la documentazione sanitaria dei lavoratori. Il Senisese e il Lagonegrese hanno mostrato pattern simili, con casi sporadici di lavoro nero. Infine, nella zona del Pollino, dove l’impiego stagionale è più limitato, le ispezioni hanno confermato un elevato livello di rispetto delle norme.
Irregolarità riscontrate e sanzioni applicate
Tra le 23 aziende identificate come irregolari due hanno subito la sospensione dell’attività, a seguito di gravi violazioni in materia di sicurezza e documentazione contrattuale. Inoltre, sono stati individuati 12 lavoratori in nero tutti extracomunitari, il cui inserimento non era stato regolarmente dichiarato presso gli enti previdenziali. Le sanzioni complessive ammontano a 101.362 euro, comprendenti multe per mancata sorveglianza sanitaria, difformità nella valutazione dei rischi, inadeguata protezione dal rischio da calore e non conformità degli impianti e delle attrezzature. Nonostante la gravità di tali violazioni, le verifiche non hanno evidenziato alcuna ipotesi di caporalato o di intermediazione illecita.
Profilo dei lavoratori controllati
Il profilo demografico dei dipendenti analizzati evidenzia una netta dipendenza da manodopera immigrata, soprattutto proveniente da India, Bangladesh, Burkina Faso e Tunisia. Queste categorie sono spesso più vulnerabili a condizioni lavorative precarie, il che rende fondamentale il ruolo della Task Force nella loro tutela. Le autorità hanno inoltre sottolineato che la presenza di lavoratori in nero è un fenomeno circoscritto ma significativo, richiedendo interventi mirati per garantire la regolarità delle assunzioni e la corretta applicazione delle norme previdenziali.
Prospettive per il futuro
Il calendario prevede ulteriori due settimane di controlli entro novembre, sempre con il modello multi-agency che ha dimostrato la sua efficacia. Il prefetto Campanaro ha ribadito che, sebbene i risultati finora siano incoraggianti, non si può abbassare la guardia: “Le irregolarità riscontrate dimostrano quanto sia importante continuare a presidiare il territorio”. L’obiettivo a medio termine è consolidare una cultura della legalità nel comparto agricolo, promuovendo al contempo pratiche di prevenzione e di supporto per i lavoratori più vulnerabili, affinché ogni impresa possa operare in un contesto di concorrenza leale e rispetto dei diritti fondamentali.



