Negli ultimi cinque anni l’area industriale di Melfi ha assistito a una drastica riduzione della forza lavoro: si contano circa 6.000 posti persi tra Stellantis e l’intero indotto. Il dato non è il risultato di un destino inevitabile, ma la conseguenza di una serie di decisioni strategiche e di politiche pubbliche che hanno progressivamente indebolito uno dei poli produttivi più rilevanti del Mezzogiorno.
Dati occupazionali e trend recenti
la sede di Melfi impiegava circa 7.200 operai. Oggi, a inizio 2026, il valore si è ridotto a poco più di 4.400. La perdita di quasi tre migliaia di posti è stata accompagnata da un aumento strutturale della cassa integrazione e dalla conversione del lavoro su turno unico che ha limitato le possibilità di rioccupazione.
Riduzione del personale da 7.200 a 4.400
La contrazione ha avuto un impatto diretto sulle famiglie della zona, aumentando la precarietà e spingendo molte persone a cercare opportunità al di fuori della Basilicata. Anche i giovani, già colpiti dal calo demografico, si trovano di fronte a prospettive di lavoro sempre più ristrette.
Decisioni aziendali e politiche di sostegno
Negli anni precedenti alla nascita di StellantisFiat aveva già cominciato a ridurre il proprio impegno nel settore automotive, lasciando spazio a una strategia di disimpegno produttivo. Dopo la fusione, la nuova realtà ha continuato su questa strada, favorendo uscite incentivate e un progressivo spostamento della produzione verso altri stabilimenti europei.
Le autorità hanno spesso attribuito la crisi alle regole europee o alla transizione ecologica ma la realtà mostra che gli investimenti richiesti non sono stati erogati in maniera adeguata. Mentre si parla di green drive la domanda che resta aperta è: dove sono stati destinati i fondi destinati alla modernizzazione degli impianti italiani?
Cassa integrazione e incentivi alla chiusura
La cassa integrazione è divenuta una prassi quasi permanente, con un numero crescente di dipendenti che la utilizza per lunghi periodi. Parallelamente, le misure di incentivi per la chiusura delle linee produttive hanno accelerato lo svuotamento delle fabbriche, riducendo ulteriormente la capacità produttiva locale.
Prospettive per la Basilicata: verso un nuovo modello
Il territorio basiliano, già segnato da un forte declino demografico ed economico, non può più tollerare una deindustrializzazione silenziosa. È necessario avviare un percorso basato su investimenti pubblici e privati che sfrutti le potenzialità della intelligenza artificiale e dell’automazione senza sacrificare l’occupazione.
Se la produttività cresce grazie all’innovazione i benefici dovrebbero tradursi in salari più altimaggiore sicurezza sul lavoro e, preferibilmente, in una riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione. Solo così l’innovazione potrà realmente migliorare la vita dei lavoratori, piuttosto che diventare uno strumento per aumentare i profitti a scapito dell’occupazione.



