Negli ultimi mesi la sicurezza carceraria in Basilicata e Puglia è stata messa alla prova da una serie di fatti che hanno messo in luce sia il potenziamento dei metodi di contrabbando sia i rischi legati a un grave sovraffollamento. Due episodi distinti, avvenuti rispettivamente nella Casa Circondariale di Potenza e nel carcere di Lecce, hanno spinto gli organi di ordine a chiedere interventi urgenti e a denunciare il crescente utilizzo di tecnologie come i droni per introdurre sostanze illecite e dispositivi di comunicazione.
Sequestri di cocaina, hashish e smartphone nella Casa Circondariale di Potenza
Le forze della Polizia Penitenziaria hanno effettuato una serie di operazioni investigative che, nelle scorse settimane, hanno portato al sequestro di quantitativi di cocaina e hashish e alla scoperta di due smartphone ancora attivi, sapientemente nascosti in celle separate. Il sindacato Sappe ha sottolineato come, oltre ai tradizionali tentativi di introdurre oggetti illegali, negli ultimi mesi sia aumentato il numero di sorvoli di droni sopra l’area dell’istituto, una tattica che rende più difficili i controlli di routine. Il segretario regionale Saverio Brienza ha rimarcato che, sebbene il personale riesca a contrastare i canali classici, il fenomeno dei droni richiede una risposta tecnologica più avanzata, altrimenti la nuova modalità di approvvigionamento potrebbe proliferare.
Rissa armata e lotta tra clan nel carcere di Lecce
Il pomeriggio di ieri, verso le 13:30, ha visto una violenta scissione nella terza sezione del carcere di Lecce: un gruppo di detenuti ha accerchiato l’unico agente presente, costringendolo a consegnare le chiavi di una cella. Subito dopo, alcuni detenuti armati di bastoni rudimentali si sono diretti verso il cortile della seconda sezione, dove è scoppiata una rissa coinvolgendo fazioni dei potenti clan baresi Strisciuglio e Capriati. L’agente ha dato l’allarme via radio, permettendo un intervento tempestivo delle altre unità, che sono riuscite a sedare gli scontri. Le autorità stanno ancora ricostruendo la dinamica esatta, ma il fatto evidenzia la presenza di un mercato interno di droga e telefonini, anch’esso facilitato da droni che superano i controlli tradizionali.
Clan, droga e telefonini: le radici del conflitto
Secondo le ricostruzioni del Sappe, la lotta è scaturita dal controllo dei flussi illeciti di droga e telefonini all’interno dell’istituto. I clan Strisciuglio e Capriati, storicamente attivi nel territorio pugliese, avrebbero conteso il predominio su questi traffici, sfruttando la vulnerabilità di un carcere sovraffollato. Il fatto che i detenuti siano riusciti a procurarsi armi improvvisate e a coordinare l’attacco suggerisce una sofisticata rete di comunicazione, potenziata dall’uso di smartphone già introdotti illegalmente. La presenza di droni per la consegna di sostanze stupefacenti rende la situazione ancora più complessa, poiché permette un approvvigionamento rapido e poco tracciabile.
Carenza di personale e richieste di rinforzo
Il segretario nazionale del Sappe, Federico Pilagatti, ha evidenziato che il carcere di Lecce ospita circa 1500 detenuti in una struttura progettata per 800 posti con una carenza di almeno 300 unità di Polizia Penitenziaria. Di fronte a una violenta rissa che poteva facilmente sfociare in un fatto grave, Pilagatti ha sollecitato l’intervento immediato di un rinforzo di almeno 100 unità la possibile attivazione del Gruppo Operativo Mobile e lo sfollamento di 400 detenuti per ridurre la pressione interna. Le richieste mirano a garantire che la sicurezza non dipenda esclusivamente dal coraggio dei singoli agenti, ma sia sostenuta da risorse adeguate e da una dotazione tecnologica in grado di contrastare i nuovi metodi impiegati dalla criminalità.



