Nel lessico quotidiano del Vallo di Diano è comune sentire l’espressione “Ma chi è costui? Il padre o lo zio?”. I termini attànu (padre) e ziànu (zio) sono emblematici di una tradizione linguistica che mescola eredità latina, greca e germanica. In questo articolo analizziamo l’origine del suffisso -ànu la sua evoluzione semantica e le testimonianze storiche che lo collegano a documenti del VII secolo e a fonti medievali.
Il suffisso -ànu: da -anus a termini di appartenenza
Il morfema -ànu si riconduce al latino -anus tipico per indicare provenienza o appartenenza: Campānus significa “campano”, Rōmānus “romano”. Questo valore è sopravvissuto in italiano e nei dialetti, comparendo in parole come capitànu (capitano) o païsànu (paesano). In dialetto del Vallo di Diano, il suffisso si è applicato a due sostantivi parentali: attànu e ziànu con le rispettive forme femminili ziàna e plurali ziàniattàni (raro).
Varianti confidenziali e generiche
Nel territorio del Vallo di Diano coesistono due forme per indicare il padre: la versione più intima tàta e la più neutra attànu. La parola màmma resta invariata sia per la madre che per la zia, mostrando una stabilità lessicale diversa da quella dei termini maschili.
Influenze greche: da theîos a ziànu
Il nome ziànu non deriva dal latino, bensì dal greco antico theîos (θεῖος), che indicava il fratello di un genitore e, originariamente, significava “divino”. La trasformazione da theîos a ziànu è passata per il tardo latino thius o tius che ha gradualmente sostituito i termini classici ăvuncŭlus (zio) e amita (zia). Questo passaggio spiega perché in molte zone dell’Italia settentrionale, soprattutto in LiguriaPiemonte e nel Nord-Est il vocabolo per “zio” non ha alternative.
Radici longobarde: il caso di barbanus
Un’ulteriore pista etimologica proviene dal mondo germanico. Nelle leggi longobarde compare la voce barbanus tradotta come “zio paterno”. L’etimologia più accreditata collega barba (uomo con la barba) a un significato evoluto di “uomo venerato”, poi “parente paterno”. Questa trasformazione è analoga a quella greca di theîos. La presenza di barbanus è attestata nell’Editto di Rotari promulgato nella notte tra il 22 e il 23 novembre 643 d.C. nel palazzo reale di Pavia dove si legge: “…se un fratello ha tramato contro la vita di suo fratello, o del suo barbanus cioè lo zio paterno…” (Rot. 163).
Le Pergamene di Conversano
Le Pergamene di Conversano sia nella fase greco-longobarda sia in quella normanna, riportano la forma latina medievale barbanus e le varianti barba-barbae e barba-barbanis. Queste testimonianze giustificano l’uso nella zona di Taranto del vocabolo barbano o varvano con il significato di “zio”.
Il significato odierno e l’uso contemporaneo
Oggi, nel dialetto del Vallo di Diano, attànu e ziànu sono termini solidi, spesso declinati al plurale (attàniziàni) e al femminile (ziàna). Il suffisso -ànu ha mantenuto la funzione di marcatura di parentela, ma la sua storia dimostra come una radice di provenienza possa trasformarsi in un segno di relazione familiare attraverso secoli di contatti culturali.



