Nella serata di ieri, la Villa Comunale di Melfi ha ospitato un evento di grande rilievo per il futuro dell’industria automobilistica. Al centro del dibattito, il saggio «Autodistruzione. Crisi e trasformazione dell’industria dell’automobile» di Francesco Zirpoli, edito da Laterza. L’incontro, moderato dalla consigliera regionale Alessia Araneo, ha riunito esperti, rappresentanti sindacali e operai per discutere le sfide e le opportunità del settore.
Un confronto tra esperti e operai
L’evento ha visto la partecipazione di Davide Bubbico, docente dell’Università degli Studi di Salerno, che ha introdotto i temi del libro. Il dialogo con l’autore ha coinvolto anche i segretari regionali dei sindacati dei metalmeccanici: Gerardo Evangelista della Fim Cisl, Antonio Lamorte della Fiom Cgil e Marco Lomio della Uilm Uil. Non sono mancati i contributi degli operai, che da oltre trent’anni lavorano nello stabilimento Stellantis di Melfi, e del deputato Arnaldo Lomuti, che ha collegato la discussione al lavoro parlamentare del Movimento 5 Stelle sulla crisi dell’automotive.
La crisi dell’automotive europeo
Uno dei punti centrali emersi durante il dibattito è che la crisi dell’automotive europeo non è causata dalla transizione verso l’elettrico, ma dall’assenza di investimenti e innovazione industriale. Francesco Zirpoli ha sottolineato che l’auto è «l’industria delle industrie» un settore cruciale per la ricerca sull’intelligenza artificiale applicata ai processi produttivi e ai veicoli a guida autonoma. Perdere questa industria significherebbe non solo perdere occupazione, ma anche la capacità manifatturiera e digitale, consegnando l’Europa alla dipendenza tecnologica degli Stati Uniti e a quella produttiva della Cina.
Il ruolo di Stellantis a Melfi
Il dibattito ha avuto un significato particolare per Melfi, dove lo stabilimento Stellantis è un pilastro economico per migliaia di famiglie. Il Movimento 5 Stelle continua a seguire da vicino le sorti della filiera di componentistica legata allo stabilimento, convinto che tenere l’auto in Europa e a Melfi sia una scelta di sovranità industriale prima ancora che di politica del lavoro.
Mobilità e proprietà dell’automobile
Un altro tema affrontato durante l’incontro è stato il diritto alla mobilità, distinto chiaramente dal diritto alla proprietà dell’automobile. Zirpoli ha evidenziato che il primo si garantisce con un trasporto pubblico locale funzionante, mentre il secondo è un bene che non può essere dato per scontato, soprattutto quando i prezzi delle auto sono aumentati del sessantasei per cento in vent’anni. Un esempio significativo è quello delle kei car giapponesi, veicoli piccoli, leggeri e a basso impatto, pensati per le aree a reddito più basso e per le zone rurali. Questo modello rappresenta un promemoria scomodo per un continente che ha penalizzato i segmenti frugali a vantaggio di quelli più pesanti e costosi.
La tradizione industriale italiana, con la Fiat delle piccole utilitarie, avrebbe potuto giocare un ruolo diverso in questa partita. L’incontro si è concluso con un ringraziamento a tutti i partecipanti e con l’impegno a continuare su questa strada, perché la Basilicata e Melfi meritano un dibattito pubblico che restituisca il futuro dell’auto alla sua vera natura: una questione di lavoro, di industria e di democrazia.



