Le due perle del Tirreno, Maratea e Praia a Mare, stanno affrontando una crisi turistica senza precedenti. I numeri parziali della stagione estiva 2026 rivelano un calo significativo delle presenze, mettendo in luce le criticità strutturali e la mancanza di una programmazione efficace. Le amministrazioni locali continuano a puntare su eventi milionari e passerelle estemporanee, mentre le infrastrutture e i servizi lasciano a desiderare.
La situazione è particolarmente preoccupante se si considera che, nonostante gli investimenti in campagne di marketing e eventi di richiamo, il turismo non riesce a decollare. A Maratea, il crollo delle presenze è stato del -18,10% a luglio, con circa 13 mila pernottamenti in meno rispetto all’anno precedente. A Praia a Mare, la situazione è ancora più critica, con un calo del -19,3% rispetto al periodo pre-pandemico e oltre 46 mila notti perse.
Maratea: il fallimento del cicloturismo e del cinematurismo
Maratea ha registrato un calo significativo delle presenze nonostante gli sforzi promozionali. Il Festival del cinema, gli eventi della Pro Loco e le campagne di comunicazione pagate a peso d’oro non sono riusciti a invertire la tendenza negativa. Le pedalate d’autore con testimonial come Marco Aurelio Fontana e la bike experience di Jovanotti, finanziate con denaro pubblico, non hanno prodotto alcun ritorno concreto in termini di permanenza media o crescita delle imprese ricettive locali.
La gestione paradossale del cantiere per il bypass a Castrocucco e la saturazione dell’offerta ricettiva priva di servizi hanno ulteriormente aggravato la situazione. La strada costruita per non essere usata, il bypass di Castrocucco, è un esempio emblematico delle contraddizioni che affliggono la Riviera dei Cedri e la costa lucana. La scelta di non attivare l’arteria a Ferragosto non è dipesa dall’incompiutezza dei lavori, ma dal timore delle istituzioni di dover gestire l’inevitabile caos viario sotto i riflettori mediatici estivi.
I dati ufficiali di Maratea
I dati ufficiali elaborati dall’Area Ced dell’Apt Basilicata per il periodo gennaio-luglio 2026 confermano la gravità della situazione. A luglio 2026, le presenze a Maratea sono scese a 58.691, rispetto ai 71.662 dello stesso mese del 2025, con una contrazione di 12.971 presenze. Gli arrivi totali di luglio sono passati da 14.242 a 11.714, con un calo del -17,75%. Nei primi sette mesi del 2026, le presenze complessive ammontano a 114.340 contro le 128.997 del 2025, segnando un calo totale dell’11,36%.
Praia a Mare: l’effetto bolla e il crollo del turismo straniero
A Praia a Mare, la situazione è ancora più critica. L’analisi dettagliata di un imprenditore locale rivela dinamiche speculari rispetto a Maratea. La ricettività censita è passata da 44 a 357 strutture, con posti letto saliti da 5.578 a 7.743, ma le presenze sono scese da 239.834 a 193.577, con un calo del -19,3%. Il tasso di occupazione dei posti letto si è quasi dimezzato, passando dal 28,7% ad appena il 16,7%. La permanenza media degli ospiti si è contratta da 5,9 a 4,2 notti.
La spesa per gli spettacoli e l’assenza di programmazione hanno ulteriormente aggravato la situazione. Negli ultimi quattro anni, il Comune di Praia a Mare ha destinato oltre 2 milioni di euro ad eventi, sfilate, concerti e spettacoli di cabaret, senza creare occupazione stabile né indotto duraturo. L’assenza di progettazione ha impedito di intercettare i finanziamenti comunitari e del Pnrr per ammodernare parcheggi, decoro urbano e servizi pubblici fondamentali.
I dati di questa stagione lasciano in eredità una duplice fotografia del fallimento: a Maratea assistiamo al crollo degli italiani e alla sofferenza del settore alberghiero tradizionale, mentre a Praia a Mare si registra la fuga del turismo straniero, diminuito del 41,7% rispetto al 2019, e il dimezzamento dell’occupazione dei posti letto. Due facce della stessa medaglia che confermano come le passerelle a pagamento, gli spot per il ciclismo e la spesa in spettacoli o cinema non riescano a coprire i vuoti delle infrastrutture e della programmazione.
C’è molto da ripensare e molto da innovare nelle politiche dell’offerta e dei servizi. Intanto, va soppressa l’Apt, come hanno fatto tante Regioni, riformate le Pro Loco ed eliminate i Gal diventati veri bancomat privati con risorse pubbliche spese per interessi di gruppi in modo distorto.



