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Allarme salute in Val d’Agri: perché servono misure urgenti

Dai dati LucAS emergono conferme sulle criticità ambientali: ISDE e Giambattista Mele chiedono provvedimenti immediati e meno studi descrittivi

Allarme salute in Val d’Agri: perché servono misure urgenti

Negli ultimi rapporti il documento LucAS ha riportato elementi che rinnovano la preoccupazione per il rapporto tra ambiente e salute in Val d’Agri. A parlare sono i numeri e le analisi, ma anche chi da decenni segue i residenti locali: l’appello di ISDE e del medico Giambattista Mele solleva l’urgenza di trasformare le evidenze scientifiche in azioni concrete. Già in passato, infatti, studi come la VIS avevano messo in luce criticità che non possono essere ignorate senza rischiare ulteriori danni.

Un quadro storico che resta in sospeso

Le risultanze emerse nelle valutazioni precedenti, presentate pubblicamente nel 2017, avevano indicato una serie di determinanti di salute potenzialmente nocivi per le popolazioni vicine alle attività estrattive. Quel materiale, benché significativo, non ha portato al completamento di un programma di coorte capace di offrire un monitoraggio continuativo. Parallelamente, analisi sulla meteo-diffusione degli inquinanti avevano già delineato possibili vie di esposizione, confermando che le indicazioni non erano nuove ma meriterebbero invece interventi strutturali di prevenzione.

Comuni ancora senza dati certi

Una critica ricorrente riguarda i buchi informativi: aree come Spinoso e Montemurro non hanno avuto studi epidemiologici o descrittivi che consentano di valutare con precisione lo stato di salute delle popolazioni. Altri comuni, come Corleto Perticara, mostrano dati già preoccupanti sin dal 2015, come evidenziato da reportage giornalistici e analisi sanitarie, e ciò nonostante l’attività estrattiva di Total non fosse ancora pienamente operativa in quegli anni. Questa discrepanza tra conoscenza e azione rende urgente completare i monitoraggi dove mancano.

Scelte istituzionali e responsabilità politiche

Da parte della Regione è stata assunta la decisione di accantonare lo studio di coorte per avviare una nuova valutazione descrittiva delle aree critiche in Basilicata. Nel frattempo, le autorizzazioni alle attività estrattive sono aumentate e progetti contestati, come quello definito localmente il “sarcofago di Paterno”, sono tornati all’attenzione pubblica dopo il rigetto dell’amministrazione Grieco e la successiva autorizzazione. Queste dinamiche sollevano dubbi sul peso delle istanze ambientali rispetto agli interessi economici e sulla capacità delle istituzioni di mettere la salute pubblica al primo posto.

Domande che aspettano risposte

Alla luce dei dati disponibili, sorgono interrogativi stringenti: se in alcune aree critiche «un cittadino ogni 11» perde la vita prematuramente, perché non è stato attivato un programma robusto di prevenzione primaria? Chi assume la responsabilità dei ritardi? Quanto vale la vita di un lucano rispetto a scelte che favoriscono l’attività estrattiva? Sono domande che non ammettono ulteriori rinvii e richiedono trasparenza e responsabilità da parte di chi governa.

Quali misure urgenti propone ISDE

L’appello di ISDE Basilicata, rappresentato da Giambattista Mele, richiama l’attenzione sul fatto che non servono solo nuovi studi descrittivi se esistono già evidenze significative. Ciò che è richiesto è l’adozione immediata di misure concrete per ridurre la pressione ambientale: misure di riduzione delle emissioni, controlli indipendenti più stringenti, programmi di sorveglianza sanitaria continuativa e interventi di prevenzione primaria mirati per i comuni adiacenti al COVA. In sintesi, si chiede di privilegiare l’azione rispetto alla sola documentazione.

Un appello finale e una responsabilità collettiva

Il messaggio conclusivo è chiaro: i lucani non hanno bisogno di accumulare ulteriori studi quando le evidenze esistenti indicano rischi concreti. Serve un cambio di passo che ponga la salute come criterio guida nelle autorizzazioni e nella pianificazione territoriale. A fianco dell’appello scientifico c’è il valore di chi, come Giambattista Mele, opera da decenni per la tutela della salute ambientale: la richiesta è semplice ma radicale, ridurre una volta per tutte l’impatto ambientale delle attività estrattive per salvaguardare la vita e il benessere delle comunità locali.

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