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Rito arboreo di Castelsaraceno: la ‘Ndenna e la Cunocchia il 7, 14 e 21 giugno 2026

Un'antica unione simbolica tra un grande faggio e un giovane pino che anima il borgo di Castelsaraceno per tre domeniche

Rito arboreo di Castelsaraceno: la ‘Ndenna e la Cunocchia il 7, 14 e 21 giugno 2026

Ogni anno il piccolo centro lucano si prepara a rinnovare una tradizione che fonde natura, religione e memoria collettiva: la Festa della ‘Ndenna torna nelle prime tre domeniche di giugno. Nel 2026 gli appuntamenti si svolgono il 7, il 14 e il 21 giugno 2026 con il consueto rituale che unisce due alberi scelti sulle montagne circostanti e li porta al centro del paese. Per chi osserva da fuori, quello che appare come una sfilata è in realtà un complesso intreccio di simboli: il gesto di tagliare, trasportare e innalzare alberi ricorda antichi riti legati alla fertilità e al ciclo della vegetazione.

Al centro della festa c’è il cosiddetto matrimonio arboreo: la coppia composta dalla ‘Ndenna, un robusto faggio prelevato nel Bosco Favino ai piedi del Monte Alpi, e dalla Cunocchia, un giovane pino scelto sul Monte Armizzone. Dopo l’unione i due tronchi vengono fissati con un anello di ferro e innalzati nella piazzetta di Sant’Antonio, dove rimarranno a vegliare sul paese per tutta l’estate, fino a ottobre. Questo rito è al tempo stesso spettacolo pubblico e rito di comunione con la natura.

Origini e senso del rito

Le radici simboliche della manifestazione affondano in un patrimonio condiviso da molte culture: antropologi come Wilhelm Mannhardt, James George Frazer, Mircea Eliade e Giovanni Battista Bronzini hanno letto in questi riti elementi che rimandano all’idea di spirito fecondatore della natura e al ciclo stagionale delle piante. Frazer, nel suo Il ramo d’oro, interpretava l’innalzamento dell’albero come un modo per portare la forza vitale della primavera dentro il villaggio; Mannhardt enfatizzava la credenza nell’anima degli alberi; Eliade vedeva nell’atto un richiamo alla creazione e alla rinascita. In Basilicata, questa stratificazione simbolica si sovrappone a tradizioni più recenti: le testimonianze storiche indicano l’arrivo dei Longobardi nell’area di Accettura, intorno al 700 d.C., che impattarono sulle pratiche locali senza cancellarne le radici più antiche.

Sincretismo religioso

Con l’affermarsi del Cristianesimo il rito non è stato eliminato ma rielaborato: la festa si è intrecciata con la devozione ai santi patroni. A Castelsaraceno il protagonista religioso diventa Sant’Antonio da Padova, e la processione in suo onore accompagna il trasporto e l’innalzamento degli alberi in un esempio chiaro di sincretismo. Questo adattamento ha permesso al simbolo arboreo di conservarsi, mantenendo intatta la potenza rituale pur assumendo nuove forme comunicative e sociali.

Il programma della festa

La manifestazione si articola in tre atti distinti, ciascuno con ruoli, luoghi e gesti precisi. La scelta degli alberi avviene in genere una settimana prima dell’inizio; la prima domenica è dedicata allo sposo, la seconda alla sposa e la terza al rito dell’unione e dell’innalzamento. Ogni fase è scandita da musiche tradizionali, canti popolari e momenti di condivisione che trasformano il lavoro fisico in festa collettiva. Elementi come il trasporto, la sosta per il ristoro e l’organizzazione dei cortei rinforzano il senso di appartenenza e la trasmissione di saperi tra generazioni.

Prima e seconda domenica

Nel giorno inaugurale, dopo la funzione religiosa, un gruppo di uomini si reca nel Bosco Favino per tagliare il faggio destinato a essere la ‘Ndenna. Si abbattono anche le proffiche, faggi più piccoli che fungeranno da leve durante l’innalzamento; si sorteggia il bovaro che guiderà la coppia di buoi nel trasporto fino alle porte del paese. La seconda domenica è riservata alla Cunocchia, il pino che viene curato dagli anziani e poi portato a spalla dai giovani: la regola orale vuole che la sposa arrivi intatta al suo sposo, principio che custodisce attenzione e rispetto per il materiale vivente.

Il matrimonio e l’innalzamento

Negli anni più recenti l’unione simbolica tra i due tronchi avviene il giorno prima dell’innalzamento (quest’anno sabato 20 giugno) e la domenica pomeriggio si svolge la solenne processione in onore di Sant’Antonio. Dopo la processione, l’albero unito viene issato nella piazza: le proffiche sono disposte a cavalletto, cordate di uomini tirano seguendo i comandi degli esperti e la comunità incita fino a quando la ‘Ndenna non si stabilizza in verticale. Ai rami della Cunocchia vengono appese le tacche, targhette di legno che rappresentano premi, e i più arditi tentano la scalata a mani nude per raggiungerle, tra l’allegria e l’adrenalina del pubblico.

La Festa della ‘Ndenna è dunque molto più di un evento folkloristico: è un rito vivente che mette in scena il rapporto tra uomo e foresta, memoria storica e appartenenza comunitaria. Partecipare significa osservare un esempio di come le pratiche antiche si trasformino senza perdere il loro nucleo simbolico, e condividere un’esperienza collettiva che dura da generazioni e che, ogni giugno, restituisce al borgo la sua trama di significati.

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