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La festa della ‘Ndenna: il matrimonio degli alberi in Basilicata

Scopri come un grande faggio e un pino giovane si uniscono in un antico rito arboreo che unisce bosco, comunità e devozione

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Ogni anno il piccolo borgo di Castelsaraceno si prepara a un evento che mantiene intatto il suo fascino: la Festa della ‘Ndenna. Nel 2026 la manifestazione si svolge nelle tre domeniche del mese, precisamente il 7, 14 e 21 giugno 2026, e culmina con l’innalzamento in piazzetta di Sant’Antonio. Al centro del rito c’è il legame simbolico tra due alberi, la ‘Ndenna (un grande faggio) e la Cunocchia (un giovane pino), unione che resterà visibile in paese per tutta l’estate fino a ottobre.

La festa non è solo spettacolo: è un processo comunitario che coinvolge selezione degli alberi, cortei, cibi condivisi e antichi codici di trasmissione. Gli abitanti seguono precise pratiche di ruolo — dal bovaro che guida i buoi alle mani esperte che usano le pannodde come leve — e trasformano la fatica in convivialità. Canti popolari, musica tradizionale e la partecipazione delle confraternite accompagnano il percorso rituale, rendendo la manifestazione un momento di coesione sociale oltre che un rito simbolico.

Origini e significato

Le radici della Festa della ‘Ndenna affondano in una tradizione diffusa in tutta Europa, interpretata dagli studiosi come espressione di culti legati alla vegetazione e alla fertilità. Antropologi come Wilhelm Mannhardt, James George Frazer, Mircea Eliade e lo studioso locale Giovanni Battista Bronzini hanno collocato questi riti in un tessuto di credenze precristiane: l’abbattimento e l’innalzamento dell’albero servivano a richiamare lo spirito della vegetazione dentro il villaggio. In Basilicata la pratica si è stratificata nel tempo, con apporti longobardi e successivo sincretismo con il Cristianesimo, che ha fatto di santi come Sant’Antonio figure centrali nel calendario rituale.

La festa in pratica

Il rituale si articola in tappe chiare: la scelta degli alberi, il trasporto e la cerimonia finale. La selezione avviene nei boschi circostanti, con regole tramandate oralmente per individuare il faggio più adatto a diventare la ‘Ndenna e il pino destinato a diventare la Cunocchia. Il procedimento conserva strumenti e termini che sono parte del patrimonio locale: le proffiche (faggi più piccoli) servono come leve, le pannodde sostengono il trasporto, e il ruolo di bovaro è un incarico carico di prestigio. Durante le operazioni il cammino verso il paese è scandito da soste conviviali e canti che marcano la dimensione collettiva del rito.

La scelta e il trasporto

La prima domenica, il 7 giugno 2026, è dedicata alla ricerca e all’abbattimento della ‘Ndenna nel Bosco Favino sul Monte Alpi: va scelto il faggio più alto e diritto, simbolo dello sposo. Contemporaneamente vengono abbattute le proffiche che agiranno come sostegni per l’innalzamento. Dopo la pulizia il fusto viene trasportato con fatica e cerimonia: a braccia con le pannodde, poi con trattori fino alle porte del paese dove i buoi guidati dal bovaro conducono la ‘Ndenna in corteo fino alla piazzetta di Sant’Antonio, tra canti, bandi musicali e l’entusiasmo della popolazione.

La sposa, il matrimonio e l’innalzamento

La seconda domenica, il 14 giugno 2026, il focus si sposta sul Monte Armizzone per il taglio della Cunocchia, il pino giovane dalla chioma folta che sarà portato a spalla dai giovani del paese: «la sposa deve arrivare intatta» recita la regola orale tramandata dagli anziani. L’unione simbolica tra i due fusti viene anticipata la sera del sabato 20 giugno 2026, mentre la domenica pomeriggio, il 21 giugno 2026, avviene l’innalzamento. Le proffiche formano le basi a cavalletto; gruppi coordinati tirano le corde secondo comandi esperti fino a erigere la ‘Ndenna al centro della piazza.

Momenti finali e valore contemporaneo

Una volta stabilizzato il totem arboreo, la festa assume toni festosi e competitivi: alle fronde della Cunocchia vengono appese le tacche, cartellini che fungono da premi per chi arriva in cima durante la scalata a mani nude. Questo gesto, tra rischio e gloria, riassume la natura policroma della festa: rito, gioco e sfida fisica. Oggi la Festa della ‘Ndenna continua a essere un ponte tra passato e presente, un’occasione per riflettere sul rapporto con i boschi e la memoria collettiva, oltre a rappresentare un patrimonio immateriale della Basilicata che richiama curiosi e studiosi.

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