Una conferenza stampa a Potenza ha riacceso il dibattito sul Piano casa varato dal Governo Meloni. I segretari generali della Cgil Basilicata e della Cgil Potenza, Fernando Mega e Vincenzo Esposito, insieme al segretario nazionale del Sunia, Nicola Zambetti, hanno ricostruito una fotografia regionale che mette in luce criticità profonde: molti alloggi pubblici inutilizzati, stipendi bassi e misure che, secondo le organizzazioni, non affrontano la vera emergenza abitativa.
Nel corso dell’intervento è stato ribadito che il tema non è solo tecnico ma sociale: servono risposte capaci di tutelare le fasce più fragili. Le organizzazioni hanno sottolineato come, senza una strategia pubblica forte, le soluzioni proposte possano favorire interessi speculativi anziché il diritto alla casa.
Il quadro numerico e le cause strutturali
In Basilicata la percentuale di alloggi sfitti è pari al 36,2%, superiore alla media nazionale del 32%. Questo fenomeno è attribuito in larga parte al forte spopolamento, soprattutto nelle aree interne e nei Piccoli comuni. Parallelamente, i salari medi regionali non superano i 1.200 euro mensili, creando una evidente discrepanza tra offerta abitativa e capacità di spesa delle famiglie. Per le organizzazioni sindacali la combinazione di mercato immobiliare in espansione e risorse pubbliche ridotte ha prodotto un sistema che non garantisce l’accesso alla casa come diritto sociale.
Dinamiche demografiche e patrimonio inutilizzato
Il dato degli alloggi non occupati è interpretato come sintomo di un modello urbanistico e sociale che non riesce a trattenere popolazione e servizi nei territori. Le amministrazioni locali segnalano richieste crescenti per abitazioni popolari, ma la disponibilità, la loro condizione e la sostenibilità economica per gli inquilini restano problemi irrisolti.
Focus sui territori: Matera e Potenza
A Matera sono arrivate complessivamente 800 richieste per alloggi di edilizia popolare, di cui 600 concentrate nel capoluogo. Il costo medio del canone per un’abitazione di circa 80 metri quadrati è indicato intorno ai 500 euro in periferia e 800 euro in centro. In città risultano 24 alloggi da assegnare in ristrutturazione, 85 unità Ater inutilizzate da recuperare e 41 immobili attualmente non occupati.
La situazione di Potenza
A Potenza il patrimonio popolare censito è di 1.109 alloggi, ma viene giudicato insufficiente rispetto alla domanda. All’ultimo bando comunale hanno partecipato 620 famiglie e solo 57 hanno ottenuto l’assegnazione, mentre rimangono 391 alloggi Ater sfitti. Il fenomeno del caro affitti in città pesa per circa il 58% del salario medio, aggravando la condizione economica dei nuclei più vulnerabili.
Critiche al Piano Casa e ai meccanismi finanziari
Il Governo prevede uno stanziamento complessivo di 1 miliardo e 700 milioni di euro per rendere agibili 60.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica. Secondo Sunia e Cgil, però, questa scelta non è sufficiente perché non riforma il servizio abitativo pubblico né determina misure strutturali per contrastare la povertà abitativa. Manca inoltre un impegno chiaro e duraturo sui fondi per il sostegno all’affitto e per la morosità incolpevole, il primo senza risorse da tre anni, e si paventa un’accelerazione delle esecuzioni di sfratto che colpirebbe nuclei già in grave difficoltà.
I timori sulla privatizzazione degli interventi
Le misure previste aumentano il ruolo dei soggetti privati: sono previsti fondi immobiliari con la partecipazione della Cassa depositi e prestiti per costruire case che saranno vendute o affittate a canone di mercato ridotto del 30%. Il dubbio sollevato è che, senza una regia pubblica stringente, questi interventi possano rispondere a logiche di rendita più che a criteri di accessibilità per i redditi locali.
Accessibilità economica e proposte sindacali
Il punto economico è netto: in una regione dove molti stipendi non superano i 1.200 euro, l’orientamento verso soluzioni finanziarie basate sul mercato non garantisce l’occupabilità degli alloggi. Secondo i sindacati, per ottenere un mutuo trentennale oggi un lavoratore dovrebbe avere un reddito netto mensile di circa 1.800 euro e una garanzia Consip; lo stesso reddito tuttavia non consente di sostenere un canone superiore a 700 euro. Questo scarto mette in luce l’inadeguatezza di canoni pur ridotti rispetto alla reale capacità di spesa delle famiglie.
Proposte operative
Sunia e Cgil chiedono una politica pubblica che ridia centralità all’edilizia pubblica: incremento dei fondi per il sostegno all’affitto, congelamento delle vendite indiscriminate del patrimonio pubblico e regole che limitino la speculazione. Tra le proposte concrete c’è il rilancio del co-housing sociale presentato dallo Spi Cgil e la richiesta alla Regione Basilicata di valutare e adottare progetti che mettano al centro inclusione, qualità abitativa e rigenerazione urbana.
Il messaggio conclusivo dei sindacati è chiaro: la casa deve essere considerata un’infrastruttura sociale e non un’opportunità esclusiva di mercato. Senza una visione pubblica forte e risorse adeguate, il rischio è quello di consegnare la soluzione abitativa a logiche speculative, lasciando scoperti i soggetti più fragili.



