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Melfi e l’indotto sotto osservazione: dal quinto modello Alfa alle richieste di impegni vincolanti

La notizia del nuovo modello Alfa a Melfi è positiva ma non risolve le vertenze aperte; il Movimento 5 Stelle e i rappresentanti locali sollecitano azioni concrete e tempistiche certe

Melfi e l’indotto sotto osservazione: dal quinto modello Alfa alle richieste di impegni vincolanti

La presentazione del piano FaSTLAne 2030 ad Auburn Hills ha riportato al centro del dibattito la fabbrica di Melfi e la promessa di un quinto modello Alfa Romeo. L’annuncio, accolto con favore da istituzioni e cittadini, solleva però questioni decisive: come tradurre una strategia globale in misure che tutelino immediatamente i posti di lavoro dell’indotto? È qui che emergono richieste precise da parte delle rappresentanti regionali del Movimento 5 Stelle e del deputato On. Arnaldo Lomuti, che hanno più volte sollecitato un ruolo attivo del MIMIT e della Regione.

Dietro le cifre di produzione e i comunicati ufficiali ci sono famiglie e lavoratori in difficoltà: stabilimenti e fornitori come PMC, Brose e Tiberina vivono situazioni di lavoro ridotto o sospeso. Le richieste sollevate ai tavoli istituzionali richiedono non solo assicurazioni generiche ma azioni vincolanti e cronoprogrammi verificabili, oltre a criteri di accesso al Fondo Automotive utili a chi è già in cassa integrazione o in percorsi di reindustrializzazione.

Tra annunci internazionali e realtà locali

Il piano illustrato dal management di Stellantis pone l’accento su investimenti e piattaforme globali, ma contiene elementi che, per la Basilicata, non si traducono automaticamente in occupazione stabile. Il documento prevede una concentrazione significativa di risorse verso il mercato nordamericano; nella comunicazione ufficiale si parla di circa il 60% degli investimenti rivolto al continente. In questo contesto, la scelta di assegnare a Melfi un quinto modello Alfa Romeo è un segnale positivo, tuttavia la conversione di un annuncio in posti di lavoro dipende dalla rapidità del ramp-up produttivo e da misure immediate per l’indotto.

Il rischio di temporalità e disallineamento

Un punto critico evidenziato dalle rappresentanze è la distanza temporale tra la pubblicizzazione di un progetto e il suo avvio effettivo: parole come “entro il 2030” creano aspettative a lungo termine che non rispondono alle esigenze attuali di chi è in presidio ai cancelli o in cassa integrazione. Per molte aziende fornitrici la crisi è strutturale e non transitoria; i numeri segnalati dalle sigle sindacali descrivono carichi di lavoro molto inferiori alla capacità occupazionale effettiva, con ricadute immediate sulle economie locali.

Richieste concrete dai rappresentanti locali

Il M5S e il deputato Lomuti hanno formalizzato tre richieste precise: un incontro urgente al MIMIT con Stellantis, sindacati e istituzioni lucane per tradurre gli annunci in impegni vincolanti; la definizione di criteri chiari per l’accesso al Fondo Automotive a beneficio delle aziende fornitrici in difficoltà; e la trasparenza sulla coerenza fra il Piano Italia presentato al MIMIT e il FaSTLAne 2030, con particolare attenzione alla piattaforma tecnologica assegnata a Pomigliano. Queste richieste puntano a trasformare dichiarazioni di intenti in scadenze e strumenti operativi.

La situazione dell’indotto

Nei casi concreti citati dai rappresentanti, la realtà è varia ma preoccupante: PMC ha manifestato uno stato di presidio prolungato; Brose ha avviato percorsi di ricollocazione senza commesse certe; Tiberina lavora a ritmi che coprono solo una parte del personale. Questi dati provengono dai report sindacali e dagli atti dei tavoli ministeriali, e sottolineano come la tutela della fabbrica finale non sia sufficiente senza interventi a favore della filiera locale.

Quali strumenti per evitare che gli annunci restino teoria

Per rendere operativo l’impegno annunciato serve innanzitutto un cronoprogramma pubblico e vincolante per l’avvio del quinto modello, affinché il ramp-up abbia tempi compatibili con il bisogno di occupazione locale. Inoltre, la gestione del Fondo Automotive — stimato in circa 1,6 miliardi fino al 2030 con una porzione significativa destinata alla filiera — deve prevedere criteri territoriali che privilegino le aree più esposte al riassetto produttivo. Infine, è indispensabile che la Regione assuma un ruolo proattivo nei tavoli nazionali, evitando di limitarsi a dichiarazioni di apprezzamento e chiedendo invece garanzie concrete per i lavoratori.

La conferma di investimenti e nuovi modelli è un passo importante, ma la partita decisiva per Melfi e il suo indotto si gioca sulla capacità delle istituzioni di trasformare annunci in contratti, risorse e tempistiche certe. Le richieste avanzate dal M5S e dai rappresentanti locali mirano a questo obiettivo: non solo celebrare un progetto industriale internazionale, ma accompagnarne l’attuazione perché non lasci indietro nessun lavoratore.

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