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Piccoli comuni e aree interne: la sfida della Basilicata

Una mobilitazione per chiedere trasparenza sulle risorse del PNRR e proposte concrete per restituire valore ai territori interni

Piccoli comuni e aree interne: la sfida della Basilicata

La visita annunciata a San Paolo Albanese e la partecipazione di Elly Schlein all’iniziativa «I Fiori del Sud» riportano al centro del dibattito pubblico la condizione dei borghi lucani. Il vicepresidente del Consiglio regionale della Basilicata, Angelo Chiorazzo, ha sostenuto che si tratta di una battaglia necessaria per tutte le comunità del Mezzogiorno che convivono con problemi simili: declino demografico, servizi in riduzione e difficoltà ad assorbire i fondi disponibili.

Il richiamo polemico di Chiorazzo sul rapporto fra risorse nazionali e territoriali mette in evidenza un punto cruciale: la Basilicata continua a registrare una bassa capacità di spesa delle risorse europee e nazionali, con implicazioni dirette sulla qualità dei servizi locali. La domanda posta dalle amministrazioni locali è semplice ma pesante: è stato davvero rispettato il vincolo del 40% delle risorse del PNRR destinato al Sud? Da questa richiesta nasce la necessità di fare chiarezza su trasparenza e equità nella distribuzione degli investimenti.

Perché la sfida dei piccoli comuni è cruciale

I piccoli centri non sono solo simboli di identità culturale: sono nodi funzionali per la tenuta del territorio. Senza interventi mirati, le aree interne rischiano di perdere definitivamente popolazione, scuole, presidi sanitari e servizi essenziali. Secondo Chiorazzo, è da questi luoghi che può partire una nuova strategia di sviluppo nazionale, a condizione che le politiche non si limitino a interventi episodici ma si articolino in strumenti strutturali di rilancio.

Il nodo delle risorse e del PNRR

Il tema delle risorse è al centro del confronto politico: il vincolo sulle quote del PNRR per il Sud è spesso citato ma poco verificato nelle pratiche operative. Per Chiorazzo la questione non è solo contabile, ma di giustizia territoriale: se le regioni del Mezzogiorno non riescono a spendere, si genera un circolo vizioso di sottoutilizzo che penalizza la crescita locale. Occorre dunque un controllo stringente e una verifica pubblica dell’allocazione e dell’effettiva spesa.

Proposte e linee del centrosinistra

Dal centrosinistra arrivano proposte concrete: una riforma dei criteri che classificano i comuni montani, più flessibilità nell’utilizzo dei fondi e un potenziamento delle unioni di comuni per gestire servizi in modo associato. Il capogruppo del Pd in regione evidenzia come criteri basati esclusivamente su altimetria e pendenza penalizzino molte realtà lucane, escludendole da strumenti di sostegno fondamentali. Serve, quindi, una lettura più sfumata della marginalità territoriale.

Fiscalità differenziata e investimenti mirati

Una delle indicazioni più nette è l’introduzione di una fiscalità differenziata per le aree interne e il Mezzogiorno, accompagnata da investimenti vincolati a obiettivi di ripopolamento e qualità dei servizi. Secondo Chiorazzo, solo combinando agevolazioni fiscali con piani di investimento dedicati si può restituire valore a territori che hanno subito decenni di sottoutilizzo delle risorse. L’obiettivo è creare condizioni concrete per fermare lo spopolamento e rilanciare l’economia locale.

Verso una strategia condivisa

La mobilitazione promossa dalla Rete Civica Meridionale e dal sindaco Troiano assume quindi un valore simbolico e pratico: richiamare l’attenzione nazionale sulle esigenze dei comuni più piccoli e chiedere al tempo stesso strumenti legislativi che durino nel tempo. Per Chiorazzo e altri esponenti del centrosinistra, è fondamentale che il futuro programma di governo includa norme e meccanismi fiscali e amministrativi capaci di sostenere un progetto di rinascita delle aree interne, invertendo la tendenza alla rassegnazione al declino.

La giornata di confronto prevista per il 23 maggio 2026 a San Paolo Albanese non è quindi solo un appuntamento locale: è un tentativo di ridisegnare l’approccio alle politiche territoriali, mettendo al centro la trasparenza, la responsabilità nella spesa e una visione che consideri i piccoli comuni non come un costo ma come una risorsa strategica per il paese.

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