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L’altalena di Baragiano: un simbolo delle sfide del turismo in Basilicata

Un'analisi approfondita su come le attrazioni turistiche artificiali stanno influenzando lo spopolamento e l'economia locale in Basilicata

L’altalena di Baragiano: un simbolo delle sfide del turismo in Basilicata

Inaugurata da poco a Baragiano, l’altalena panoramica ha acceso un dibattito acceso tra gli amministratori locali e gli esperti di turismo. Questo attrattore turistico rappresenta un esempio emblematico delle sfide che le aree interne e montane devono affrontare per attrarre visitatori e contrastare lo spopolamento.

La questione centrale riguarda l’efficacia di tali installazioni nel generare un sviluppo sostenibile. Spesso, infatti, queste attrazioni vengono finanziate senza un’adeguata pianificazione, portando a risultati deludenti e costi di manutenzione elevati.

Le criticità delle attrazioni turistiche artificiali

Le attrazioni artificiali come l’altalena di Baragiano o le zip-line ad alta quota sono progettate per creare un impatto visivo immediato e generare contenuti virali sui social network. Tuttavia, queste installazioni attraggono un flusso di visitatori spinto dall’effetto novità e dal desiderio di uno scatto fotografico, piuttosto che da un interesse genuino per il territorio.

Le ricadute economiche sono spesso limitate al costo del biglietto dell’attrazione e a consumi minimi: un caffè o uno snack veloce, al massimo un pranzo al ristorante più vicino. La continuità, ossia il ritorno nel luogo, è pressoché nulla. Difficile che un utente ritorni nello stesso posto solo per ripetere l’esperienza della giostra o dell’altalena.

L’ossolescenza rapida delle attrazioni

A differenza del patrimonio naturale o culturale, le attrazioni artificiali soffrono di una rapida obsolescenza dell’attrattività. L’interesse del pubblico cala drasticamente entro 3-5 anni dall’inaugurazione. Un comune vicino può costruire un’altalena più alta o una zip-line più lunga, rendendo istantaneamente obsoleta quella precedente. Bell’affare. E’ già accaduto in Basilicata.

Le alternative per un turismo sostenibile

Un discorso a parte meriterebbero invece attrattori come Il Ponte alla Luna, che appartengono a quella categoria di interventi definiti dagli urbanisti e dagli economisti del turismo come attrattori ad alta carica emozionale o turismo di avventura esperienziale. Questo tipo di attrattori presenta elementi tipici sia della logica ludica sia di una visione di sviluppo territoriale più strutturata.

Se proprio siamo convinti che bisogna puntare sul turismo allora l’approccio dovrebbe cambiare e puntare soprattutto sulla manutenzione e la valorizzazione del patrimonio naturalistico. Il modello ludico non solo deturpa quel patrimonio e lo rende estraneo ai luoghi, ma destina i cosiddetti attrattori a fallimento certo.

In Basilicata, molti esempi di fallimento di grandi attrattori turistici nelle aree interne e montane derivano da un’impostazione concettuale errata: la trasposizione del modello di consumo urbano o balneare in territori con fragilità strutturali. Spesso si finanzia una singola attrazione spettacolare, dimenticando che un’attrazione da sola non fa destinazione.

In assenza di un ecosistema ricettivo efficiente, il turista fruisce dell’opera per poche ore e riparte, lasciando sul territorio costi di manutenzione anziché valore economico. Un attrattore turistico non può compensare lo spopolamento né la carenza di infrastrutture primarie quali il trasporto pubblico scarso o inesistente. Perciò spesso diventa impossibile raggiungere i luoghi senza mezzi propri.

Spesso mancano presidi medici, stazioni di servizio e negozi di prima necessità oltre alla scarsa copertura di rete internet. Il fallimento risiede anche nell’ostinazione a finanziare impianti di risalita in montagna a quote medio-basse. Il cambiamento climatico e l’innalzamento delle temperature rendono insostenibili sia i costi dell’innevamento programmato sia i consumi idrici ed energetici ad esso associati.

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