14 Settembre 2026

Giorgia Meloni e FederPetroli Italia promuovono l’estrazione di petrolio nazionale

Il governo Meloni e FederPetroli Italia promuovono l'estrazione di petrolio nazionale, con un focus sulla Basilicata e altre regioni con potenziale energetico.

Giorgia Meloni e FederPetroli Italia promuovono l’estrazione di petrolio nazionale

L’Italia importa ancora il 93% del petrolio che consuma, nonostante le riserve presenti sotto i suoi mari e nelle sue regioni. Il governo Meloni e FederPetroli Italia stanno promuovendo l’estrazione di petrolio nazionale, con un focus sulla Basilicata e altre regioni con potenziale energetico.

La premier Giorgia Meloni ha dichiarato a Bari che l’Italia deve aumentare la quota di petrolio estratto nei propri mari, sottolineando che non ha senso importare petrolio dal Qatar quando ce n’è in Basilicata. Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, ha appoggiato questa linea, ricordando che diverse regioni italiane hanno un potenziale ancora inespresso di idrocarburi.

Il pressing di Fratelli d’Italia

Dopo le dichiarazioni della premier, è arrivato il sostegno pieno di Fratelli d’Italia. Riccardo Zucconi, responsabile Energia del partito e membro della commissione Attività produttive alla Camera, ha affermato che l’attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi liquidi sul territorio nazionale e negli spazi marittimi soggetti alla sovranità italiana è un comparto strategico.

Zucconi ha ricordato che la produzione italiana copre solo il 7% del fabbisogno energetico del Paese, tra 3,8 e 4,2 milioni di tonnellate l’anno. Per invertire questa tendenza, secondo il deputato, occorre agire su più fronti, razionalizzando e snellendo l’iter autorizzativo, oggi rallentato dalla sovrapposizione di competenze tra Stato e Regioni, e potenziando le royalties destinate ai territori estrattivi come la Basilicata.

La sfida ambientale

Il nodo più delicato, ammette Zucconi, resta quello ambientale. La vera sfida è aggiornare le tecniche estrattive con tecnologie come l’Enhanced Oil Recovery, che permette di recuperare il petrolio rimasto nei giacimenti già sfruttati, insieme a monitoraggio satellitare delle piattaforme e investimenti nella cattura della CO2. Resta fermo il divieto di estrazione entro le 12 miglia nautiche dalla costa e nelle aree marine protette, un limite che il deputato di FdI dice di condividere, pur convinto che esistano ampi margini per crescere altrove.

Un secolo di storia

L’industria petrolifera italiana nasce nella prima metà del Novecento e decolla nel dopoguerra con l’Eni di Enrico Mattei, fondata nel 1953. Dalle scoperte in Pianura Padana e Sicilia si arriva, tra anni Settanta e Novanta, ai giacimenti di Rospo Mare, Val d’Agri e Tempa Rossa, che rendono la Basilicata il cuore dell’estrazione petrolifera nazionale. Negli ultimi decenni, normative europee più stringenti hanno ridimensionato le possibilità produttive.

FederPetroli: «Serve una legge»

Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, ha appoggiato la linea della premier, ricordando che diverse regioni italiane hanno un potenziale ancora inespresso di idrocarburi e che nei mari nazionali ci sono importanti riserve di gas metano. Rilanciando le parole della premier a Bari, Marsiglia ha aggiunto: «Non ha senso andare a comprare il petrolio in Qatar se ce lo abbiamo in Basilicata».

Ma dalle intenzioni ai fatti, avverte Marsiglia, serve un passaggio legislativo: «Serve una legge che sblocchi lo stallo per la ricerca di petrolio e gas in Italia». E la partita non si gioca più solo in Basilicata: «La Basilicata ormai è satura, c’è interesse in altre location con alto potenziale energetico».

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