Il 10 giugno 2026 è entrato in vigore il decreto autovelox firmato dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini. Questo provvedimento, atteso da anni, introduce nuove regole per i dispositivi che accertano la velocità e promette di fare chiarezza su una materia che ha generato numerosi contenziosi. Ma cosa cambia realmente per gli automobilisti e per le autorità preposte ai controlli?
Per rispondere a queste domande, abbiamo raccolto le opinioni di esperti del settore: Massimiliano Mancini, segretario dell’Upli (Unione polizia locale italiana), Roberto Benigni, vicepresidente Anvu (Associazione professionale polizia locale d’Italia), e Giorgio Marcon, perito del Centro tutela legale. Le loro analisi offrono un quadro completo delle novità introdotte dal decreto e delle sfide che ancora attendono il sistema.
Nuove regole per gli autovelox: omologazione e taratura
Il decreto introduce requisiti tecnici uniformi per i dispositivi di controllo della velocità, definendo procedure precise per l’omologazione la taratura iniziale e la verifica periodica di funzionalità. Questi requisiti sono stati sviluppati dopo un lungo processo che ha coinvolto il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit), il Ministero dell’Interno, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e l’ANCI.
Uno dei punti cruciali del decreto riguarda la distinzione tra approvazione e omologazione dei dispositivi. La Cassazione ha più volte ribadito che l’approvazione è un procedimento amministrativo, mentre l’omologazione è un procedimento tecnico. Questo dettaglio è fondamentale per la validità delle multe emesse dagli autovelox. Secondo Massimiliano Mancini, “l’omologazione d’ufficio dei dispositivi realizzati dopo il 2017 potrebbe sollevare dubbi, soprattutto alla luce delle censure avanzate dalla Cassazione.”
Roberto Benigni, vicepresidente Anvu, è altrettanto cauto: “Dovremo vedere cosa ne penserà la magistratura. L’obiettivo di questi strumenti resta la sicurezza stradale, perché la velocità è una delle cause principali di incidenti.”
I margini di errore e le verifiche di funzionalità
Il decreto fissa per la prima volta in modo tabellare i margini di errore ammessi per i dispositivi di controllo della velocità. In fase di omologazione del prototipo, per la velocità istantanea fino a 100 km/h, l’errore massimo ammesso per la singola misura è di 3,00 km/h (3,00% oltre i 100 km/h), che scende a 1,0 km/h (1,0%) se si considera la media delle misure. Questi valori restano identici anche per la taratura iniziale dell’esemplare.
Per la taratura periodica, invece, le soglie si allargano: l’errore massimo ammesso per singola misura sale a 4,00 km/h (4,00% oltre i 100 km/h), e a 1,5 km/h (1,5%) per la media delle misure. Questa differenziazione tiene conto del naturale deterioramento delle prestazioni nel tempo, ma impone comunque un controllo annuale stringente.
Il decreto non si limita alla precisione della misura di velocità, bensì impone verifiche approfondite sulla capacità del dispositivo di acquisire correttamente immagini, classificare i veicoli e leggere le targhe. Queste verifiche sono fondamentali per garantire la trasparenza e la legalità dei controlli.
Le critiche e le sfide future
Giorgio Marcon, perito del Centro tutela legale, è critico nei confronti del decreto. Secondo Marcon, “il testo del Mit è giuridicamente monco, poiché manca il presupposto indispensabile: il decreto MIMIT, di ammissione alla prima verifica metrologica legale, che deve essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale e costituisce l’unico titolo valido per l’immissione in servizio di uno strumento di misura legale.” Questo significa che, dal punto di vista tecnico e giuridico, il decreto potrebbe non essere sufficientemente robusto per garantire la validità delle multe emesse.
Un altro punto critico riguarda la privacy. Secondo Mancini, “in molti casi questi dispositivi non hanno la valutazione di impatto. Tutti gli strumenti che usano telecamere sono da intendere come di videosorveglianza. Quindi serve un procedimento che ne valuti il fondamento e la legittimità.” Questo aspetto sarà fondamentale per garantire che i dispositivi rispettino le normative sulla privacy e che la segnaletica di informazione sia adeguata.
Nonostante le critiche, Roberto Benigni sottolinea che “il decreto era molto atteso e ha fatto chiarezza dopo anni di incertezza. I tempi per arrivare agli strumenti nuovi su piazza? Direi qualche mese.” Questo suggerisce che, nonostante le sfide, il decreto rappresenta un passo avanti significativo verso un sistema di controllo della velocità più trasparente e uniforme.
Le nuove regole per l’omologazione e la taratura dei dispositivi promettono di fare chiarezza su una materia complessa e controversa. Tuttavia, le critiche degli esperti e le sfide future dimostrano che c’è ancora molto lavoro da fare per garantire la trasparenza, la legalità e il rispetto della privacy nei controlli della velocità.


