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Riconoscimento della tartufaia in Basilicata: precisazioni di Michele Blasi sull’intervento in pineta

Il direttore generale Alsia Michele Blasi illustra le ragioni tecniche e ambientali del decreto regionale n. 96/2026 relativo al riconoscimento della tartufaia nella pineta della costa ionica lucana e replica alle contestazioni sul sopralluogo del 27 marzo 2026, mentre il Comando del Nucleo Carabinieri Forestale di Scanzano Jonico smentisce la partecipazione indicata nel provvedimento.

Riconoscimento della tartufaia in Basilicata: precisazioni di Michele Blasi sull’intervento in pineta

Il direttore generale di Alsia Michele Blasi, ha trasmesso una nota di precisazione sul contenuto del Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 96/2026 emanato il 21 aprile 2026 che disciplina il riconoscimento di una tartufaia controllata nella pineta della costa ionica lucana in Basilicata. La comunicazione intende contestualizzare le finalità del provvedimento, rilanciare gli obiettivi di gestione e rispondere alle osservazioni emerse dopo la pubblicazione del decreto.

Nel testo il direttore sottolinea come la scelta sia orientata alla tutela e alla valorizzazione di una risorsa naturale locale e spiega le procedure tecniche e amministrative che hanno portato all’adozione del decreto. Parallelamente, rimane aperta la questione relativa a un sopralluogo tecnico del 27 marzo 2026 menzionato nel provvedimento e oggetto di contestazione da parte del Comando del Nucleo Carabinieri Forestale di Scanzano Jonico.

Finalità del riconoscimento e caratteristiche del progetto

Secondo la nota di Alsia, «Il riconoscimento della tartufaia controllata rappresenta una scelta orientata alla tutela e alla valorizzazione» del patrimonio ambientale lucano. L’intento dichiarato è di assicurare una gestione sostenibile della risorsa tartufigena riducendo il rischio di sfruttamento non regolamentato che potrebbe compromettere l’ecosistema forestale e la capacità riproduttiva delle specie presenti.

Superficie interessata e attività previste

Il progetto, secondo la comunicazione ufficiale, interessa oltre 143 ettari di superficie pubblica ricadenti nel patrimonio Alsia. La gestione prevista comprende attività di monitoraggio ricerca e manutenzione forestale, con prescrizioni specifiche per interventi di mantenimento e miglioramento da realizzare durante il quinquennio di validità del riconoscimento. Tali interventi dovranno essere preventivamente autorizzati dalle competenti autorità.

Alsia precisa inoltre che il riconoscimento non esclude i raccoglitori abilitati: «È importante sottolineare che il riconoscimento della tartufaia non comporta alcuna esclusione dei cavatori autorizzati.» Il modello operativo intende disciplinare le modalità di accesso e raccolta per i possessori del regolare patentino, salvaguardando al contempo le condizioni ecologiche necessarie alla produzione spontanea del tartufo.

Percorso amministrativo, collaborazioni istituzionali e contestazione sul sopralluogo

Nella nota si ribadisce che il provvedimento regionale è il frutto di un iter tecnico-amministrativo sviluppato nel rispetto delle norme vigenti, basato su verifiche e accertamenti condotti dagli uffici competenti. Alsia dichiara di aver comunicato l’avvio dell’istruttoria al Comando Gruppo Nucleo Carabinieri Forestale di Matera già il 14 gennaio 2026 a conferma della consueta collaborazione istituzionale tra amministrazioni pubbliche.

La disputa sul sopralluogo del 27 marzo 2026

Rimane tuttavia un elemento controverso. Nel testo del decreto si afferma che, in occasione del sopralluogo tecnico del 27 marzo 2026 i Carabinieri Forestali del Nucleo di Scanzano Jonico avrebbero «demandato ai convenuti l’espletamento delle operazioni di verifica dei luoghi». Su questo punto, il Comando del Nucleo Carabinieri Forestale di Scanzano Jonico ha negato la circostanza. La redazione ha sollecitato una risposta dal presidente Vito Bardi in merito a tale discrepanza, alla quale si attende ancora un chiarimento ufficiale.

Alsia e Regione Basilicata, conclude la nota, intendono proseguire nella promozione di un modello di gestione delle risorse naturali che concili tutela ambientale, valorizzazione del patrimonio pubblico e sviluppo economico del territorio, sostenendo che la salvaguardia della biodiversità e delle eccellenze lucane sia un investimento per le comunità locali.

La vicenda combina elementi tecnici – come le verifiche sul campo e le prescrizioni di manutenzione del sito riconosciuto – con un punto procedurale ancora oggetto di contestazione formale; resta

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