13 Giugno 2026 ☀ 20°

San Nicola di Melfi: la delusione degli ex lavoratori Stellantis dopo 8 mesi

Dopo 8 mesi dal licenziamento, gli operai dell'Indotto Stellantis a San Nicola di Melfi vivono con le ultime briciole di Naspi e il bacino di prelazione promesso è svanito.

San Nicola di Melfi: la delusione degli ex lavoratori Stellantis dopo 8 mesi

Il 1° ottobre dello scorso anno, le aziende dell’Indotto Stellantis Las e Lgs, appartenenti al Gruppo Sitrail, hanno licenziato oltre 50 operai senza concedere neppure 6 mesi di Cassa integrazione. Una decisione che ha lasciato i lavoratori nel caos, con la promessa di un bacino di prelazione come unica speranza.

Oggi, a distanza di 8 mesi, la situazione è drammatica. Gli operai, dopo aver seguito i corsi di formazione, si trovano senza lavoro e con le ultime centinaia di euro di Naspi. Il bacino di prelazione, promesso dall’assessore Cupparo e sostenuto dai sindacati di categoria, sembra essere svanito nel nulla.

La disperazione degli operai licenziati

Gli ex lavoratori dell’Indotto Stellantis vivono in una situazione di disperazione. “Non sai con chi parlare, ormai non c’è niente”, confessa uno di loro. “Adesso viviamo con quelle poche centinaia di euro di Naspi rimaste e più passano i mesi e più diminuiranno.” La promessa del bacino di prelazione, che avrebbe dovuto garantire loro un posto di lavoro in caso di reindustrializzazione, è stata dimenticata.

“Quando non hai più interlocutori te le devi cavare da solo e si sa che qui trovare un lavoro, nell’area del Melfese, è molto complicato”, aggiunge un altro operaio. La rassegnazione ha preso il posto della delusione, e molti hanno perso ogni speranza nelle promesse fatte.

Il bacino di prelazione: un’illusione svanita

Il bacino di prelazione era l’ultima illusione a cui si aggrappavano gli ex operai Lgs e Las. “Se ne parlò un giorno di ottobre sotto la Regione coi sindacati e l’assessore Cupparo, ma si sa poi come vanno a finire queste cose, queste promesse, nel dimenticatoio…”, racconta un lavoratore.

La promessa di un bacino di prelazione, che avrebbe dovuto garantire agli operai licenziati un posto di lavoro in caso di nuovi investimenti, è stata dimenticata. “Esatto, siamo rassegnati e non crediamo più nelle promesse che ci vennero fatte, ce ne siamo fatti una ragione e proviamo a ripartire, senza certezze e senza paracadute”, conclude un operaio.

La crisi di rappresentanza e il futuro incerto

La situazione degli operai licenziati è un presagio di ciò che potrebbe accadere ad altri lavoratori nell’area Melfese di crisi complessa. Il sistema politico non ha creato anticorpi al tracollo dell’Automotive, e l’effetto domino si farà sentire.

Crisi di rappresentanza, incapacità di gestire situazioni complesse e promesse elettorali vuote sono solo alcuni dei problemi che affliggono la zona. “Quando ti capita di passare per San Nicola di Melfi, riesci già a prefigurarti il cimitero industriale che diventerà da qui a 10 anni”, commenta un residente.

In assenza di figure politiche in grado di offrire sostegno e speranza, e di una capacità di attrarre nuovi investitori, il futuro degli operai licenziati e delle loro famiglie rimane incerto.

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