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Caporalato in Basilicata: analisi, dati e proposte dall’Osservatorio

Il 20 maggio 2026 l'Osservatorio regionale ha fatto il punto sul <strong>caporalato</strong> in Basilicata, con dati, analisi e proposte per rafforzare gli strumenti di contrasto

Caporalato in Basilicata: analisi, dati e proposte dall’Osservatorio

Il 20 maggio 2026, nella Sala Ester Scardaccione del Palazzo del Consiglio regionale della Basilicata, si è tenuto un confronto pubblico sul tema del caporalato. All’incontro hanno preso parte rappresentanti istituzionali, referenti di associazioni e studiosi: tra i presenti figuravano Luigi Gay, presidente dell’Osservatorio regionale sulla legalità, Angelo Chiorazzo, vicepresidente del Consiglio regionale, Alberto Iannuzzi, Donatina Allamprese per la Conferenza Episcopale di Basilicata, Rosario Gigliotti di Libera Basilicata, Angelo Festa dell’Associazione Famiglia e Sussidiarietà, il docente e ricercatore Giovanni Ferrarese (CNR) e la garante regionale Tiziana Silletti.

Il dibattito si è concentrato sull’analisi di un fenomeno che interessa soprattutto i settori agricolo ed edilizio e che implica lo sfruttamento di lavoratori, spesso migranti. Nel corso della mattinata sono emerse osservazioni su aree specifiche come il Metapontino e la Val d’Agri, indicate come territori con criticità. Le informazioni portate in sede hanno combinato dati statistici e testimonianze associative, con l’obiettivo di produrre proposte praticabili per il rafforzamento delle misure di contrasto.

Che cos’è il fenomeno e perché persiste

Il termine caporalato è stato riapprossimato nel dibattito come sistema di intermediazione illegale della manodopera che sfrutta la condizione di vulnerabilità dei lavoratori per ottenere prestazioni a bassissimo costo e senza garanzie. I partecipanti hanno ricordato che si tratta di un fenomeno con radici storiche profonde e molteplici cause: il ricorso a manodopera irregolare, la debolezza dei canali legali di collocamento e la difficoltà per le imprese di reperire rapidamente forza lavoro. Su questi punti è stato sottolineato come l’assenza di percorsi regolari favorisca l’insediamento di forme di sfruttamento e di possibili infiltrazioni di tipo criminale nei territori colpiti.

Fattori locali e vulnerabilità

Nel corso dell’incontro è stato evidenziato che, oltre a cause strutturali, esistono elementi specifici che rendono alcune aree più esposte: stagionalità delle colture, isolamento logistico e carenza di canali organizzati per il reclutamento. I contributi degli esperti si sono basati su elaborazioni tratte da fonti ufficiali come Istat e Inps, oltre a osservatori locali, per mettere in luce tendenze e numeri che supportino interventi mirati. È emerso anche il ruolo cruciale delle reti associative nel raccogliere segnalazioni e nell’offrire percorsi di tutela per le vittime.

Dati, ricerche e il contributo scientifico

Il docente Giovanni Ferrarese ha fornito una lettura basata su analisi quantitative e qualitative, citando studi e un volume di sua competenza sul tema. I dati portati sono serviti a delineare il perimetro del fenomeno e a individuare indicatori utili per politiche di contrasto. Tra gli elementi discussi ci sono la necessità di monitoraggio costante, l’importanza di incrociare banche dati e la possibilità di sviluppare modelli predittivi per anticipare le aree di rischio. Il confronto ha riconosciuto il valore di un approccio che metta insieme ricerca, controllo amministrativo e protezione delle vittime.

Fonti e metodologia

Le analisi citate durante la riunione si sono appoggiate su dati Istat e Inps e su osservatori regionali, con l’obiettivo di costruire un quadro oggettivo. Il gruppo ha suggerito di integrare queste informazioni con rilevazioni sul campo e segnalazioni associative per avere una fotografia più completa. È stata ribadita la necessità di trasformare i dati in strumenti operativi, come mappe del rischio e report periodici che possano supportare attività ispettive e misure preventive.

Proposte operative e prossimi passi

Dalle conversazioni sono emerse proposte concrete: potenziare i canali legali di reclutamento per ridurre il ricorso all’intermediazione illecita, migliorare i controlli e le ispezioni nei settori più esposti, attivare percorsi di tutela per le vittime e rafforzare la cooperazione tra enti locali, prefettura e organizzazioni civiche. La presenza della garante regionale Tiziana Silletti e la condivisione con il tavolo tecnico sul caporalato istituito presso la Prefettura di Potenza hanno sottolineato la necessità di un coordinamento istituzionale che traduca analisi e proposte in azioni concrete.

Il presidente dell’Osservatorio, Luigi Gay, ha definito l’incontro «utile per mettere a fuoco criticità e potenziali risposte» mentre il vicepresidente Angelo Chiorazzo ha riconosciuto il valore delle elaborazioni scientifiche presentate. Le associazioni hanno ribadito la loro disponibilità a collaborare e a fornire dati qualitativi. L’esito indicato dai partecipanti è chiaro: servono più strumenti di contrasto e un lavoro corale per rompere i circuiti che alimentano lo sfruttamento e le infiltrazioni criminali.

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