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Operazione contro lo spaccio nel Lagonegrese: sei indagati raggiunti da misure cautelari

Un'operazione dei Carabinieri coordinata dalla Procura di Lagonegro ha portato a sei provvedimenti cautelari collegati a una rete di spaccio che agiva tra Rotonda e altri comuni del sud della Basilicata

Operazione contro lo spaccio nel Lagonegrese: sei indagati raggiunti da misure cautelari

L’azione condotta all’alba dai Carabinieri della Compagnia di Lagonegro ha portato all’esecuzione di sei misure cautelari disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Lagonegro. Tre degli indagati sono stati posti agli arresti domiciliari, mentre altri tre sono stati sottoposti all’obbligo di dimora e alla presentazione periodica alla Polizia Giudiziaria. Questa attività si inserisce in un filone investigativo gestito sotto la direzione della Procura della Repubblica di Lagonegro e punta a interrompere una rete di spaccio di cocaina attiva nel territorio.

L’origine dell’inchiesta è riconducibile a un episodio drammatico verificatosi a Rotonda nel settembre 2026: un giovane, in forte stato di alterazione legato all’assunzione di stupefacenti, ha ferito due coetanei con un coltello. Dopo gli immediati accertamenti, nei confronti del giovane è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare per il reato di duplice tentato omicidio aggravato. Le verifiche successive hanno però anche fatto emergere una rete di distribuzione della droga che andava oltre il singolo episodio.

La ricostruzione della rete e i provvedimenti

Le attività investigative hanno permesso di mettere in luce una fitta organizzazione di smercio che partiva da Rotonda e raggiungeva altri centri del sud della Basilicata, tra cui Viggianello, Lauria e Francavilla in Sinni. L’indagine ha anche individuato canali di approvvigionamento extra-regionali con collegamenti a Roma, Napoli e alla Calabria. Sulla base del materiale raccolto, il Giudice per le Indagini Preliminari ha ritenuto sussistenti elementi sufficienti per disporre le misure cautelari eseguite nella mattinata.

Elementi probatori e modalità operative

Le investigazioni hanno documentato scambi ripetuti di sostanza e denaro, in massima parte avvenuti in prossimità di un esercizio commerciale del centro di Rotonda. Gli inquirenti hanno ricostruito abitudini consolidate e relazioni strette tra i partecipanti alla rete, rese complesse dalla scelta di proteggersi con strumenti tecnologici: gli indagati utilizzavano prevalentemente applicazioni di messaggistica crittografata e un linguaggio cifrato per concordare le consegne. Tuttavia, grazie a una lettura attenta delle comunicazioni e ai riscontri sul campo, il personale dell’Arma è riuscito a decodificare il vocabolario usato per richiedere la cocaina, che spesso veniva mascherata con termini come “un caffè” o “un aperitivo”.

Tecniche di consegna e gestione dei proventi

Oltre alle conversazioni occultate, i pusher impiegavano stratagemmi pratici per ridurre il rischio di controllo: sono stati descritti veri e propri “delivery box” improvvisati, con dosi nascoste in vani dei contatori dell’acqua o sotto i tappetini delle auto in sosta. Le consegne avvenivano frequentemente durante i fine settimana, quando la domanda era più alta, e il prezzo medio della cocaina si attestava intorno ai 100 euro al grammo. Per il saldo delle forniture si usavano sia pagamenti in contanti sia ricariche su circuiti di pagamento digitale, scelta che aiutava gli spacciatori a non portare con sé somme ingenti.

Impatto sui consumatori e destinatari delle indagini

Le attività hanno portato all’identificazione di circa 60 assuntori, convocati e ascoltati dagli investigatori per ricostruire la dinamica dei rifornimenti e la platea dei clienti. Questo numero testimonia una movimentazione costante e capillare della sostanza sul territorio locale. I servizi di osservazione e controllo svolti dai militari hanno consentito di contestualizzare numerosi episodi di cessione, documentando il flusso tra venditori e acquirenti in piazze, vicoli e aree limitrofe alle attività commerciali coinvolte.

Reazioni istituzionali e profilo legale

Al termine dell’operazione il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Potenza, Colonnello Luca D’Amore, ha evidenziato la sinergia tra Autorità giudiziaria e forze dell’ordine, sottolineando l’importanza del lavoro svolto nell’ambito del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica presieduto dal Prefetto di Potenza. Secondo il Colonnello, l’intervento rappresenta un segnale concreto di contrasto alla diffusione degli stupefacenti e di tutela della serenità delle comunità locali.

Nel rispetto della normativa vigente in materia di comunicazione istituzionale, è tuttavia necessario ricordare che i provvedimenti cautelari emessi nella fase delle indagini preliminari si fondano su contestazioni che dovranno trovare conferma nel dibattimento e nei successivi gradi di giudizio: la responsabilità penale degli indagati sarà accertata solo con sentenza penale irrevocabile. Questo principio del diritto garantisce la presunzione di innocenza fino alla pronuncia definitiva.

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