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Tre funzionari egiziani condannati per il sequestro di Giulio Regeni

La corte di Roma ha condannato tre funzionari egiziani per il sequestro di Regeni, ma il vero impatto politico è ancora da definire.

Tre funzionari egiziani condannati per il sequestro di Giulio Regeni

Dieci anni dopo il rapimento, torture e omicidio di Giulio Regeni a Il Cairo, la Corte d’Assise di Roma ha pronunciato la sua prima sentenza. Dopo otto ore di dibattimento, tre dei quattro imputati, tutti appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani sono stati condannati a dieci anni di carcere per sequestro di persona. La decisione ha acceso dibattiti sulla reale capacità dell’Italia di far rispettare la condanna e sulle conseguenze diplomatiche con il governo di Egitto.

Condanna dei tre agenti egiziani

I giudici hanno ritenuto colpevoli il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Uhsam Helmi. Ognuno dovrà scontare un decennio di reclusione, oltre a pagare una provvisionale di 500.000 euro alla famiglia Regeni e 150.000 euro allo Stato italiano, parte civile nella causa. Nonostante le accuse includessero anche lesioni e omicidio, il giudice ha assorbito solo il capo del sequestro, ritenendo le prove insufficienti per l’omicidio.

Il ruolo del generale Tariq Sabir e l’assoluzione

Il quarto imputato, il generale Tariq Sabir è stato assolto. La difesa ha sostenuto che non vi fossero collegamenti diretti tra il generale e la morte di Regeni, e il tribunale ha accolto tale tesi. L’assoluzione, tuttavia, non elimina il sospetto di un coinvolgimento più ampio dei vertici militari, lasciando un’ombra sulla trasparenza del processo.

Reazioni della famiglia Regeni e dell’avvocatura

Il comunicato della famiglia, letto dall’avvocata Alessandra Ballerini ha accolto la sentenza come una conferma della responsabilità statale egiziana. Ballerini ha dichiarato: “Da questa decisione tutti i regimi, le loro divise e i loro apparati dovranno ricordare che la dignità delle persone è inviolabile”. La famiglia ha inoltre esortato il governo italiano a richiedere il risarcimento previsto e a rivalutare i rapporti con Egitto definendo il regime di Al-Sisi “niente più un amico”.

Impatti diplomatici e prospettive politiche

Il caso riapre il dibattito sulla politica estera italiana. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito l’importanza dei legami economici e strategici con il Cairo, ma la condanna spinge le opposizioni a chiedere una rottura dei rapporti o, almeno, una revisione degli accordi. La presidente del Partito DemocraticoElly Schlein ha definito la sentenza “storica” e ha invitato il governo a non ignorare le responsabilità del regime egiziano.

Possibili sviluppi giudiziari

La difesa degli imputati potrebbe presentare ricorso in appello, ma la procedura è complicata: per appellarsi è necessario comunicare un domicilio, cosa che finora gli agenti hanno rifiutato di fare. Se non verrà presentato alcun ricorso entro i termini previsti, la sentenza diventerà definitiva. Anche in tal caso, l’esecuzione pratica resta incerta, poiché l’Egitto non ha mai collaborato nella consegna dei propri funzionari e si è dimostrato reticente a fornire informazioni sul loro luogo di residenza.

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