Le autorità giudiziarie stanno approfondendo una serie di fatti che collegano il conduttore ex di Report Sigfrido Ranucci, a una rete di incontri e trattative tenuti nel ristorante Cefalù gestito dall’imprenditore lucano Valter Lavitola. Il nucleo delle indagini ruota attorno a cene private, a servizi televisivi non mandati in onda e a una testimonianza chiave fornita da Natalia Potenza, ex compagna di Lavitola, attualmente detenuta con l’accusa di aver orchestrato l’attentato contro Ranucci.
Parallelamente, il tribunale del lavoro di Roma sta valutando il ricorso d’urgenza presentato da Ranucci per contrastare la sua rimozione dalla conduzione di Report. L’udienza, svoltasi lo scorso 25 settembre, ha visto la presenza del direttore degli Approfondimenti Rai, Paolo Corsini, ma né Ranucci né Corsini sono stati direttamente interrogati dal giudice, che ha rimandato la decisione a una successiva discussione in Camera di Consiglio.
Cene al bistrot Cefalù: il legame tra Ranucci e Lavitola
Secondo la ricostruzione fornita da Potenza, il ristorante di Lavitola fungeva da “sede operativa” per discussioni in cui Ranucci ed il suo team analizzavano piani politici e la linea editoriale di Report. Una di queste serate è stata descritta come una cena in cui, oltre a Valter Lavitola, era presente anche Claudio Del Signore, storico regista del programma, e un giornalista di Report presente nella foto scattata il giorno successivo all’attentato.
Dichiarazioni di Natalia Potenza
Potenza ha dichiarato ai magistrati che «chi voleva arrivare a Ranucci veniva da Valter», indicando il ristorante come punto di snodo per le comunicazioni tra i due. Ha inoltre confermato che numerosi incontri si sono svolti nello stesso locale, spesso senza che i partecipanti fossero consapevoli della presenza di eventuali interessi nascosti. La testimonianza è ritenuta decisiva perché collega direttamente l’imprenditore a Ranucci sollevando dubbi su eventuali pressioni o favori reciproci.
Servizi di Report inesposti: il caso Banca Progetto
Un altro filone dell’indagine riguarda dei servizi prodotti da Report che non hanno mai raggiunto la trasmissione. In particolare, il servizio su Banca Progetto è stato realizzato ma poi accantonato, suscitando l’interesse dei magistrati che temono una possibile influenza esterna nella decisione di posticiparne la messa in onda. Gli imprenditori Antonio e Daniele Pulcini hanno fornito informazioni sulla proprietà delle mura del ristorante Cefalù e sulle trattative immobiliari, elementi che avrebbero potuto creare un conflitto di interessi tra il giornalismo investigativo e gli interessi commerciali dei protagonisti.
Per ricostruire il percorso editoriale del servizio, i procuratori intendono interrogare Walter Molino, giornalista che ha lavorato al reportage su Banca Progetto, e alcuni membri della precedente dirigenza di Report. L’obiettivo è capire se la decisione di cancellare o rimandare la puntata sia stata dettata da ragioni puramente editoriali o se, al contrario, siano intervenuti pressioni provenienti da soggetti esterni al mondo della comunicazione.
Procedimenti giudiziari: ascolti proposti e ricorso di Ranucci
Il pubblico ministero Edoardo De Santis ha segnalato l’intenzione di sentire Giuseppe Lavitola, figlio maggiorenne del ristoratore, ritenuto un possibile testimone chiave per chiarire le dinamiche della trattativa immobiliare intorno al bistrot. Gli investigatori hanno inoltre raccolto indicazioni dal duo imprenditoriale dei Pulcini, i quali hanno collaborato per ricostruire chi, in realtà, possedeva le mura del locale e come fossero gestite le trattative economiche tra le parti coinvolte.
Nel frattempo, il ricorso presentato da Ranucci contro la Rai resta sospeso. L’avvocato Maurizio Santori, dello Studio Pessi e Associati, ha riferito che il giudice potrebbe chiedere una prova orale o fissare un termine per la presentazione di note difensive. La risoluzione finale del caso potrebbe avere implicazioni importanti per la indipendenza editoriale e per la trasparenza dei rapporti tra media e potere politico-economico.



