19 Settembre 2026 ☁ 23° Allerta gialla · temporali · fino 19 Settembre 19:59

Caso Lavitola e Potenza: foto scandalose e minacce, più la vicenda Lotito

Le nuove indagini su Lavitola, Potenza e Lotito rivelano foto compromettenti, lettere intimidatorie e accuse di pressioni illegittime.

Caso Lavitola e Potenza: foto scandalose e minacce, più la vicenda Lotito

Le ultime ore hanno visto emergere tre filoni investigativi di forte impatto nella cronaca italiana. Da Roma, la Procura ha avviato un fascicolo per violenza domestica contro Valter Lavitola, basandosi su foto che mostrano il figlio di Natalia Potenza con un occhio gravemente tumefatto. Parallelamente, la stessa ex compagna ha denunciato a autorità una serie di minacce e pressioni economiche provenienti dal carcere, mentre a Napoli un provvedimento antimafia ha coinvolto il giornalista Luigi Bisignani e il presidente della Lazio Claudio Lotito per presunte pressioni sulla vendita del club.

Le notizie, seppur provenienti da ambiti diversi, condividono un elemento comune: la ricerca di verità in contesti dove il potere e il denaro sembrano tentare di soffocare la testimonianza. In questo articolo vengono descritti i fatti concreti, le testimonianze raccolte e le reazioni delle parti coinvolte, offrendo una panoramica completa delle indagini in corso.

Le foto del figlio di Potenza e il nuovo fascicolo contro Lavitola

Durante un’interrogatorio di quasi dieci ore dinanzi ai magistrati di Roma, Natalia Potenza ha consegnato due immagini che raffigurano il figlio di 9 anni, con l’orbita sinistra gonfia e una benda che copre l’occhio. Le foto, ora nella custodia della procura, sono state al centro della denuncia di maltrattamenti familiari contro Valter Lavitola, già indagato per l’attentato contro l’ex compagna e un figlio. La pm Valentina Bifulco ha acquisito le immagini per valutare se esistano elementi probatori di violenza domestica, attivando così il cosiddetto Codice Rosso per la tutela del minore.

Secondo la dichiarazione di Potenza, il bambino era stato curato presso l’Ospedale Bambino Gesù e avrebbe ricevuto assistenza da una dottoressa specializzata. La difesa di Lavitola, rappresentata da Giuseppe Cavallaro, ha contestato le affermazioni, sostenendo che il figlio non ha mai avuto contatti con la figlia psicologa di Sigfrido Ranucci, ex conduttore televisivo precedentemente coinvolto nella vicenda. La procura, inoltre, dovrebbe ascoltare la dottoressa, la tata dei figli e testimoni marginali per ricostruire i fatti.

Le accuse di pressione e minacce contro Natalia Potenza

Nel frattempo, Potenza ha presentato una denuncia che accusa Lavitola e il suo studio legale di aver esercitato pressioni e intimidazioni per impedirle di collaborare con la magistratura. Secondo la sua testimonianza, le pressioni si sono tradotte in lettere inviate dal carcere: la prima, datata 16 agosto, conteneva richieste di versare 100 euro settimanali al figlio del detenuto; la successiva, del 18 agosto, ordinava il pagamento di 1.500 euro all’avvocato di Lavitola in qualità di “acconto parcella”.

Una successiva missiva, del 24 agosto, avrebbe persino suggerito a Potenza di lasciare Roma – e l’Italia – trasferendosi in Brasile o Argentina per garantire la sicurezza sua e dei figli. Nella medesima comunicazione, Lavitola parlava di “cinque/sei mesi di intensa attività” per sistemare la sua situazione e chiedeva di informare Mile, la figlia avuta in Panama, di un trasferimento imminente. La denuncia comprende anche il coinvolgimento dell’avvocato Sergio Cola, accusato di aver tentato di instaurare un contatto diretto con il legale di Potenza, creando quella che la querelante definisce una “catena di messaggi” finalizzata a esercitare pressione economica e psicologica.

La polemica su Lotito, Bisignani e le presunte pressioni per la vendita della Lazio

Nel contesto sportivo, l’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma ha ampliato il dossier su presunte pressioni esercitate sul presidente della S.S. Lazio, Claudio Lotito, al fine di costringerlo a vendere il club. L’inchiesta indica la possibile diffusione di notizie false sui social network, l’organizzazione di contestazioni da parte di tifosi e il finanziamento di campagne di pressione. Tra gli indagati figurano il giornalista e faccendiero Luigi Bisignani, il presidente della Banca del Fucino Mauro Masi e l’amministratore delegato Francesco Maiolini.

Bisignani ha respinto categoricamente le accuse, definendole un autogol per Lotito, il quale a suo dire ha sempre preferito “denunciare i tifosi” anziché dialogare con loro. Il giornalista ha sottolineato che avrebbero bastato venti minuti di confronto per definire la questione, ma Lotito ha optato per una denuncia alla Consob, accusandolo di aver sollevato un “interesse” verso la società già anni prima. Anche Masi ha presentato una querela per calunnia, assicurando di essere soltanto un tifoso della Lazio senza alcun coinvolgimento nel presunto complotto.

L’intera vicenda mette in luce come le dinamiche di potere, che siano di tipo criminale, familiare o sportivo, possano intrecciarsi e sfociare in procedimenti giudiziari complessi. Le autorità stanno raccogliendo testimonianze, documenti e registrazioni per verificare la fondatezza delle accuse, mentre le parti coinvolte continuano a difendersi pubblicamente, alimentando un dibattito che ha catturato l’attenzione dell’opinione pubblica.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app

Potenza adesso

QUALITÀ ARIA
Buona
NO₂ 3 µg/m³
ACCADUTO OGGI
Curiosità storiche legate al 19 Settembre