La Basilicata è una delle regioni italiane che più contribuiscono alla sicurezza energetica del Paese. Con un apporto significativo di petrolio, gas e energia elettrica, la regione merita un riconoscimento concreto per il suo ruolo strategico. Ma cosa succede quando le risorse escono dalla regione senza un adeguato ritorno in termini di sviluppo e infrastrutture?
Il tema dell’energia è cruciale per l’Italia, con una dipendenza dal petrolio importato che supera il 91%. La Basilicata, però, si distingue per il suo contributo straordinario. Nel 2024 la produzione elettrica lucana ha superato il fabbisogno regionale di oltre 1.100 GWh con un surplus di oltre 1.149 GWh. Nel 2025 la regione ha rappresentato circa l’85% della produzione italiana di greggio e circa il 30% di quella di gas naturale.
Il contributo energetico della Basilicata
La Basilicata non è solo una delle regioni che contribuiscono alla sicurezza energetica nazionale, ma è l’unica che, in rapporto a dimensioni e consumi, dà molto più di quanto prende. La produzione elettrica lucana ha superato il fabbisogno regionale di oltre 1.100 GWh nel 2024 con un surplus di oltre 1.149 GWh. Questo contributo è fondamentale per l’Italia, che importa circa il 91% del petrolio di cui ha bisogno.
Sul fronte degli idrocarburi, il contributo lucano assume dimensioni nazionali. Nel 2025 la Basilicata ha rappresentato circa l’85% della produzione italiana di greggio e circa il 30% di quella di gas naturale. Questi numeri dimostrano che la Basilicata ha già fatto la sua parte e abbondantemente. Ha messo a disposizione petrolio e gas, ha prodotto più energia elettrica di quanta ne consuma e ha sviluppato una quota significativa di rinnovabili.
Le richieste della Basilicata
La domanda non è solo se l’Italia debba produrre più energia, ma quanto restituisce alla Basilicata per tutto ciò che dalla Basilicata prende. Non bastano le royalties. La sicurezza energetica nazionale non può essere costruita facendo ricadere costi e rischi sui territori e distribuendo benefici e valore altrove.
La Basilicata ha bisogno di infrastrutture, investimenti, occupazione qualificata, tutela ambientale, controlli rigorosi e di una strategia economica che non la condanni a essere solo il grande serbatoio energetico del Paese. A questo si aggiunge un altro nodo che non può essere separato da quello energetico: l’acqua. La Basilicata è una delle grandi riserve idriche del Mezzogiorno. Le sue dighe e i suoi bacini alimentano non solo il territorio regionale, ma anche altri territori e altri sistemi produttivi.
Il caso di Acque del Sud
Anche questa risorsa, di fatto, è stata sottratta alla Basilicata con il varo della società Acque del Sud voluto dal governo Meloni. Il paradosso lucano è sotto gli occhi di tutti: petrolio, gas, energia e acqua escono dalla Basilicata; troppo spesso i problemi restano in Basilicata. Si può chiamare come si vuole, anche espropriazione delle risorse lucane non in senso tecnico-giuridico ma politico: una regione dalla quale vengono prelevate risorse strategiche nazionali senza che a questo prelievo corrisponda un adeguato ritorno in sviluppo, servizi, infrastrutture e sicurezza.
Il ruolo del senatore Gianni Rosa
Il senatore Gianni Rosa, eletto in Basilicata ed vicepresidente dell’8ª Commissione del Senato competente per Ambiente, transizione ecologica ed energia, è nella posizione istituzionale ideale per difendere, nel confronto nazionale, le ragioni della Basilicata. Non si chiede al senatore Rosa di negare le esigenze energetiche dell’Italia. Gli si chiede di fare valere fino in fondo gli interessi della Basilicata quando si decide di energia, ambiente, petrolio, gas e acqua.
Difendere l’interesse nazionale non significa dire sempre sì a ciò che lo Stato chiede alla Basilicata. Significa anche avere il coraggio di dire allo Stato che una regione che contribuisce così tanto alla sicurezza energetica e idrica del Paese ha diritto a essere tutelata, valorizzata e rispettata. Questa sì sarebbe una battaglia nell’interesse dell’Italia. E, soprattutto, nell’interesse della Basilicata.



