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PD e il dilemma del Campo Largo: tra riforme e conservazione

Il Partito Democratico si trova di fronte a una serie di sfide interne ed esterne, mentre il mondo economico globale subisce trasformazioni radicali. Scopri di più su come il PD sta affrontando queste questioni cruciali.

PD e il dilemma del Campo Largo: tra riforme e conservazione

Il Partito Democratico (PD) si trova in un momento di profonda riflessione. Mentre figure come Picierno e Renzi sono spesso al centro dell’attenzione, il vero problema risiede in un corpaccione interno che va da Fassino a Taruffi, passando per Gori, Annunziata, Guerini, Franceschini e altri. Questi esponenti rappresentano una visione nostalgica del PD degli ultimi 30 anni, un partito che ha abbracciato politiche neoconservatrici e liberiste.

Le prossime elezioni vedranno il mainstream giornalistico, incluso il Gruppo Gedi e altri, impegnato in una gara per determinare chi è il miglior garante della conservazione tra Meloni e Schlein. Questo scenario solleva domande sulla validità di un sistema che sembra morente e inefficace.

Le trasformazioni economiche globali

A metà degli anni ’90, i paesi del G7 detenevano quasi il 70% del PIL nominale mondiale. Oggi, questa quota è scesa al 45%. Gli Stati Uniti hanno mantenuto la loro quota, ma il Giappone è passato dal 18% al 3%. Le quattro economie europee principali (Germania, Francia, Regno Unito e Italia) sono scivolate complessivamente dal 24% al 12%. Nel frattempo, i BRICS, che contano ora 11 aderenti, pesano un terzo del PIL mondiale e sono in forte crescita.

Le recenti guerre e le sanzioni economiche contro Russia e altri paesi non allineati al blocco occidentale stanno spingendo i BRICS verso un sistema monetario e transazionale non più basato sul dollaro. In Europa, l’introduzione dell’euro non ha portato la crescita attesa, ma ha accentuato le divergenze economiche tra i paesi membri.

Le sfide interne all’Europa

In Europa, solo 6 paesi (Francia, Spagna, Italia, Belgio, Portogallo e Grecia) superano o sono prossimi al 90% del rapporto Debito/PIL. La Francia ha addirittura raddoppiato il suo debito dalla introduzione dell’euro. Nonostante continuiamo a ragionare come se l’Europa fosse uno stato federale, la realtà è diversa. Paesi come Irlanda, Olanda, Cipro, Malta e Lussemburgo praticano dumping fiscale, mentre altri competono sul costo della manodopera, attirando ricollocazioni aziendali come quella di Volkswagen.

Il blocco del Nord europeo, composto da Germania e Paesi Bassi, beneficia di una rendita di posizione politica, logistica ed economica senza meccanismi di compensazione interna. Questo sta modificando la distribuzione della ricchezza all’interno dell’UE, con i paesi dell’Europa occidentale che pagano il conto.

Il dibattito sul riarmo e la sicurezza

Nel dibattito sul riarmo, gli interessi geopolitici dell’Est e dell’Ovest UE divergono. La minaccia di un’aggressione russa alla UE è rappresentata in modo contraddittorio: a giorni alterni si dipinge una Russia soccombente in Ucraina e una Russia capace di mandare i cosacchi fino a Lisbona. Di fronte a queste incertezze, l’Italia deve decidere quali armi acquistare o produrre.

Il rischio che i Russi arrivino a Roma sembra inesistente. Più probabile è che, a furia di deterrenze, qualcuno decida di sparacchiare qualche atomica, mettendo l’Italia, con le sue basi NATO, nel mirino. Di cosa stiamo parlando? Vogliamo mandare i nostri soldati in Crimea? Oggi le guerre si combattono con droni e missili, e a farne le spese sono i civili. Vogliamo questo? O vogliamo rispettare l’art. 11 della Costituzione, che prevede una postura diversa da quella di Mattarella, del corpaccione e del mainstream?

Di fronte a tutto questo, invece di riflettere su cosa non ha funzionato in Italia e in Europa, il PD continua nell’entusiasmo per ogni cosa che fa l’UE. I tappi delle bottiglie? Fantastico! Un secondo mandato alla destrorsa Ursula von der Leyen? Wow, votiamola. Il MES? Ma che bello! E ora ecco che il PD si spertica per farci indebitare con i fondi SAFE per la difesa. Per comperare cosa? Magari un milione di baionette.

Il CIO riammette la Russia e gli onorevoli PD protestano perché la Russia, in quanto invasore e guerrafondaio, non è affine allo spirito olimpico. Prendiamo serenamente atto che i russi non hanno lo spirito giusto, mentre Israele e gli USA sì. A questi non li capisco, anzi li considero moralmente inadeguati e intellettualmente disonesti. Quindi non li voto.

Oltre che nell’economia, l’Europa ha perso posizioni anche nei valori agiti e tutto il suo soft power con il suo squallido doppiopesismo. Il PD segue.

Certamente sono preoccupato da un possibile Presidente della Repubblica di destra. Lo sono perché con i precedenti creati da Napolitano e Mattarella siamo già scivolati in una deriva presidenziale in cui la sovranità popolare conta zero o giù di lì. 30 anni in cui più che la difesa della Costituzione ha contato la difesa delle burocrazie europee con un attacco al parlamentarismo senza precedenti. A partire dalla lettera di Draghi-Trichet del 2011 che di fatto esautorava il Parlamento e la politica italiana invitando il Governo a produrre una sequenza di decreti che il Parlamento a data certa avrebbe dovuto ratificare.

Anni magici per il mondo del capitalismo arraffone italiano. Il corpaccione PD trasferiva ricchezze dal pubblico al privato. Telecom comprata a debito dai Colaninno e i debiti pagati da Telecom stessa, Autostrade ai Benetton. Si è privatizzato o tentato di privatizzare tutto: dalle pensioni e sanità all’acqua pubblica aggirando il referendum 2011 con pochi che si sono arricchiti e il resto che si immerge nella povertà. Poi la perdita dei diritti dei lavoratori e la liberalizzazione del lavoro.

Il corpaccione prodiano e centrista è stato il protagonista di tutto questo. Non un atto di contrizione e scuse pubbliche, ma la pretesa di condurre ancora la corsa verso il baratro. Una competizione tra chi difende meglio gli interessi dei produttori di armi e dei soliti noti tra FdI e PD e a chi somiglia di più a Rutte, Infantino o Kallas mi interessa poco. Anzi se è tutto lì, di come finirà la competizione elettorale francamente me ne infischio.

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