Il 23 Giugno 2026 la situazione sociale ed economica della Basilicata viene descritta con dati che non lasciano spazio a interpretazioni rassicuranti: la combinazione di redditi contenuti e il progressivo spopolamento delle fasce più giovani della popolazione sono considerati interconnessi. A intervenire è la segreteria della Cgil Basilicata con un’analisi che mette in fila numeri e richieste concrete per il territorio.
Nel commento ufficiale vengono ricondotti alla stessa radice i fenomeni evidenziati dalle rilevazioni sulla povertà e dalla fotografia demografica del Mezzogiorno: si tratta, nelle parole usate, di una questione di lavoro povero e di opportunità insufficienti per progettare un futuro stabile in regione.
Retribuzioni e condizioni di lavoro in Basilicata
La Cgil Basilicata sottolinea che i salari lucani restano tra i più bassi d’Italia. La retribuzione annua lorda media in regione è di 27.232 euro a fronte di una media nazionale pari a 31.856 euro con un divario di 4.624 euro che corrisponde a una differenza percentuale del -14,5%. Questo gap economico non è solo una statistica: secondo le organizzazioni che si occupano di fragilità sociale, i redditi così contenuti generano situazioni in cui i lavoratori poveri non riescono nemmeno a pagarsi le cure mettendo alla prova il sistema di welfare locale e le reti di assistenza.
La matrice comune: lavoro sfruttato e sottopagato
Nel documento della Cgil si afferma che “La matrice comune – precisa – è il lavoro povero, sfruttato, sottopagato“. La definizione rimarca non solo il livello salariale, ma anche la qualità dei contratti e la precarietà che impediscono accumulo di capitale umano e stabilità famigliare. Questo quadro spiega in parte perché intere fasce di popolazione giovane decidano di cercare altrove condizioni contrattuali più sicure e retribuzioni migliori.
Perdita di giovani nel Mezzogiorno e impatto su Potenza
I dati demografici citati dalla segreteria sindacale evidenziano un calo significativo dei residenti più giovani: nel Mezzogiorno la popolazione tra i 18 e i 35 anni è scesa da oltre 4,1 milioni nel 2019 a circa 3,8 milioni nel 2026, con una perdita complessiva superiore a 313mila persone. Nel contesto regionale, Potenza risulta tra le città con la maggiore riduzione percentuale, registrando un calo del -12%.
Emigrazione giovanile come fuga dal lavoro povero
La lettura proposta dalla Cgil Basilicata rovescia l’immagine corrente della cosiddetta “fuga dei cervelli”: non sarebbe principalmente un fenomeno di aspirazioni individuali, ma una reazione sistemica a condizioni lavorative e di welfare percepite come insufficienti. I giovani, secondo questa interpretazione, vanno dove esistono contratti stabiliretribuzioni dignitose e servizi sociali che permettono di pianificare famiglia e carriera.
Rischio di politiche inefficaci e richieste sindacali
Nella nota si denuncia anche l’assenza di interventi istituzionali in grado di invertire la tendenza: “Niente per aumentare i salari” recita una delle affermazioni riportate, e non ci sarebbero misure strutturali per stabilizzare i precari del settore pubblico o per aumentare il potere d’acquisto delle famiglie. Senza politiche incisive il rischio, avvertono, è che incentivi limitati restino un rimedio temporaneo privo di efficacia duratura.
Per la Cgil Basilicata è indispensabile una revisione delle scelte pubbliche in chiave di lavoro e welfare: investimenti mirati su salario, stabilità contrattuale, ricerca e formazione universitaria vengono indicati come pilastri necessari per ricostruire un modello produttivo che valorizzi il lavoro invece di comprimerne il valore.
Politiche abitative e servizi per la genitorialità
Nella stessa nota si mette in evidenza la necessità di politiche abitative capaci di abbattere i costi e di potenziare i servizi pubblici per la genitorialità, a partire dagli asili nido. Questi interventi sono presentati come parte integrante di una strategia in grado di rendere la permanenza in regione una scelta praticabile per i giovani e le famiglie.
Il quadro evidenziato il 23 Giugno 2026 combina elementi economici, demografici e sociali che, secondo i rappresentanti sindacali, richiedono una risposta organica. Senza un cambio di rotta nelle politiche del lavoro e del welfare, la Basilicata rischia di consolidare uno schema di svalutazione del lavoro con effetti duraturi sulla composizione della popolazione e sulle prospettive di sviluppo locale.



